• Mar
    02
    2013

Album

Fat Cat

Add to Flipboard Magazine.

Il Cats Purring Dude Ranch meriterebbe un documentario tutto per sè. Il punto di ritrovo dei giovani freak-nerd del North Mississippi è ormai puro culto, come lo sono alcuni dei personaggi – Dent May ad esempio – che lo frequentano.

Il corpulento Cole Furlow – tra le altre cose bassista per l’autore di Do Things – da un po’ di tempo scrive musica pubblicandola a nome Dead Gaze, un progetto che con il passare dei mesi ha sempre più preso le sembianze di una vera e propria band.

Una copertina che inganna quella del debutto lungo Dead Gaze: le casette tra le colline ricamate con cura potrebbero far pensare ad intrecciate e bucoliche pacatezze folk, invece siamo di fronte a qualcosa di praticamente opposto, un disco sporco e diretto, composto da vecchie ed acerbe tracce già caricate in passato su cassette DIY ed aggregate per l’occasione. Una release sulla falsariga della recente pubblicazione di Bored Nothing.

Remember What Brought Us Here è una perfetta esternazione delle intenzioni: semplice power-pop trasfigurato da distorsioni lo-fi virate noise che caratterizzano buona parte dei dodici passaggi del disco. Garage-punk ed escoriazioni da skate via FIDLAR (l’immediata You’ll Carry On Real Nice) che si scontrano con synth impazziti e settaggi chitarristici assolutamente stralunati. Quando non è la chitarra a subire maltrattamenti sonici, sono l’inerzia sguaiata della voce (Fishing With Robert) o la batteria, a subire lo stessa manipolazione acida.

Un modo di intendere la weird-psichedelia tutto suo, dove la percezione invece che subire dilatazioni, viene compressa (la flaminglipsiana Future Loves and Sing Abouts). Visioni malate che vengono diluite in Glory Days For Sure, vero e proprio tributo a dei Cure ultimamente chiamati in causa molto spesso (Mary Onnettes, Shout Out Louds, Girls Names fino ai Pains of Being Pure at Heart di Until The Sun Explodes). E’ tutto un gioco di alterazioni a livello di produzione: pezzi come I Found The Ending o Take Me Home Or I Die Alone sono anthem volutamente mancati.

Di lo-fi idols ne abbiamo visti tanti, ma Cole Furlow sembra comunque aver imboccato la propria strada. Per il momento è un vicolo piccolo e solitario che appositamente ripulito potrebbe splendere, perdendo però parte del fascino che lo contraddistingue. Sarà il prossimo album a svelare le carte.

28 Marzo 2013
Leggi tutto
Precedente
Crime And The City Solution – American Twilight Crime And The City Solution – American Twilight
Successivo
Team Ghost – Rituals Team Ghost – Rituals

album

artista

Altre notizie suggerite