• Mag
    01
    2010

Album

Matador

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Tempo di celebrazioni per il trio di Washington, dopo quel Old Growth che, spostando il loro heavy blues verso terreni psycho folk, ne ricalibrava le aspirazioni.
Oggi si propongono come i figli prediletti della lunga genealogia stoner, tanto che potrebbero perfino aspirare ad essere l’act di maggior successo, se non fosse che a questi tre freak poco interessano le vaste platee.
La loro è musica degli infiniti spazi e delle profonde introspezioni: i loro deliqui psichedelici partono da premesse terrene (la matrice sabbathiana è sempre presente), ma si aprono verso soluzioni free form o in lunghe jam che non perdono mai di vista la loro matrice umana, non tralasciano la melodia e la componente emotiva.

Three Kings, lungi dall’essere un semplice live album, è un progetto che appartiene ad un’epoca in cui musica e immagine procedevano avvinghiate in una sorta di simbiosi. Il cd, infatti, è la colonna sonora di un vero e proprio film, che alterna suggestivo materiale video dal sapore mistico, a frammenti dal vivo: il risultato è quello di tracciare una volta per tutte le coordinate del dreaming landscape della band.
Una sorta di manifesto, dunque, le cui aspirazioni non escludono la godibilità di un album estremamente pulito e potente nelle sue tracce live.

I cinque nuovi brani testimoniano la crescita esponenziale del combo. Dal gruppo si stacca il singolo That Old Temple: sorta di War Pigs del terzo millennio, che fra stacchi jazzy e vagheggiamenti acid rock, concorre fin da ora al mio personale titolo di fuzz song dell’anno.

13 Maggio 2010
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