Recensioni

6.6

Dean Blunt è un po’ un Giuseppi Logan dell’underground declinazione chill/glo/hypn lo-fi. Stessa impaginatura strapazzata e stessa capacità di affascinare usando sempre gli stessi pochi sbilenchi elementi.

In questo The Redeemer prevale un mood agrodolce perfettamente espresso da ballad come la conclusiva Brutal (piano & voce) e, soprattutto, l’incipitaria bellissima The Pedigree, basata – come buona parte del disco – su archi sintetizzati fatti tipo con una pianola Bontempi. Tra rumori di mare, filastrocche gambizzate e rintocchi di campane e cori lontani, emergono scampoli folk (Imperial Gold), ricordi Half Japanese (All Dogs go to Heaven) e suggestioni Velvet Undeground (la title track) particolarmente efficaci.

Ovvero: quando il cazzeggio fattone può anche essere scambiato per sperimentazione, e magari è per buona parte fuffa, ma sicuramente non riesce a occultare una certe dose di ispirazione e di talento.

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