Recensioni

6.9

Torna Joel Thibodeau da Providence, colui che muovendosi in punta di fingerpicking sulla linea d’ombra tra generi (il maschile e il femminino) ed epoche (una tradizione tenacemente in scia della modernità) ci turbò col debutto Stay Close. Nella qui presente opera seconda l’ispirazione si dimostra crescente, così da mettere a fuoco la calligrafia senza peraltro introdurre elementi di novità. Ne risulta che quello stordente effetto di cui sopra ne esce rafforzato, al punto che sembra di intravederne il vero quid nel conflitto – diciamo così – poetico tra l’efebica innocenza del canto e i tremori nostalgico/angosciosi del “contorno”, intendendo con quest’ultimo termine sia le sperse inquietudini dei testi che le orchestrazioni da cartolina seppiata, sature di rimandi neogotici e dolci mestizie Americana.

Tra la delicata apprensione di Bruno’s Torso – squarciata da clangori marziali, carezzata da un organo caliginoso – e la spettrale fragranza di Fences Around Field – l’ukulele spiegazzato e il magnifico lenitivo della lap steel – vengono giocate le carte emotive migliori, ma anche il ciondolare rag di The Widening quanto a fascino è niente male (rendiamo doverosamente merito ai quattro bravi musicisti che lo accompagnano), mentre la conclusiva Belt Of Foam chiude nel segno di una soffice mestizia condita da ance, ottoni e un pianoforte degno dei migliori Lambchop.

Non sarà mai un capofila, Mr. Death Vessel, ma possiede una sua rispettabilissima ragion d’essere.

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