• Set
    09
    2013

Album

True Panther, Mushroom Pillow

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Come la celeberrima omonima auto di Back To The Future (Ritorno al futuro), anche la band spagnola Delorean – a modo suo – viaggia nel tempo: dagli esordi – risalenti ormai ad oltre dieci anni fa – ad oggi il loro percorso artistico può essere comparato al passare delle stagioni all’interno dell’anno solare e metaforicamente ad una progressiva maturazione.

L’inverno dei primi giorni a cavallo tra post-punk e wave (Cure su tutti, si ascolti Los Muertos e The Terrorist! The Terrorist!) anticipava una primavera frizzante e groove-oriented (il revivalismo funk-punk modernizzato dall’elettronica di Into the Plateau) apripista di un periodo caratterizzato non solo da uno spostamento geografico da Zarautz (Paesi Baschi) a Barcellona, ma anche dalla contemporaneità – dai synth Cut Copy ai loop Animal Collective – di un suono rinnovato in direzione glo-dream/balearic (l’EP Ayrton Senna, ancora più dell’album Subiza, rimane forse l’opera cardine). Quel periodo – il biennio 2009-2010 – fu la loro estate, la grande e irripetibile svolta internazionale – ed è un peccato che non sia ancora arrivato il turno dei nostri Drink To Me – dopo una lunga gavetta dai riscontri perlopiù confinati al territorio spagnolo.

Tre anni più tardi il Seasun brilla con meno ardore e lascia spazio a quell’agrodolce malinconia tipica della transizione verso l’autunno. La spiaggia si svuota, lasciando che sia il solo rumore delle onde e della schiuma (Apar in basco) ad accompagnare una scrittura mai così riflessiva: la forte crisi economica, la disoccupazione ed un Real Love che si è rivelato poi essere non così real.

Apar, che esce nuovamente per la True Panther Sounds, è quindi la naturale evoluzione – e i pandabearismi in versione telefilm californiano anni ’80 dell’ottima You Know It’s Right lo testimoniano – di un progetto che ha acquisito sempre più esperienza (anche live, dimensione in cui oggi sono assolutamente da vedere) e che ha smesso di inseguire le mode, preferendo piuttosto lavorare di fino nella ricerca stilistica. Abbiamo così un lavoro più ragionato – e privo di abbagliantiinstant classic – che purtroppo in alcune occasioni fatica a trovare la quadratura del cerchio: i passaggi pop uptempo non decollano (Destitute Time) e in generale si ha la sensazione di trovarsi in un innocuo territorio di mezzo tra svogliate velleitàdancey e una decostruzione arty del pop elettronico di stampo eighties. Si balla mentre il cervello macina ricordi.

Un rilassante scenario che non conquista mai completamente ma che difficilmente esaspera, soprattutto quando mostra i lati meno prevedibili, come nel caso degli eighties di Dominion e dei due episodi che sfuggono dall’ordinario: la partecipazione di miss Caroline Polachek (Chairlift) nell’insolita Unhold e l’esperimento etereo – vicino al dream pop più celestiale – Keep Up, forse il primo sentore di un nuovo inverno in casa Delorean. 

5 Settembre 2013
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