Recensioni

6.8

Un buon motivo per passare alla Storia, oltre che per la denominazione sociale invero assai curiosa, i milanesi Deluded by Lesbians l’hanno. Hanno avuto infatti la bislacca idea di registrare un disco bilingue, nel senso che questo L’Altra faccia della medaglia ha un gemello speculare, Heavy Medal – ovvero un secondo CD allegato – con gli stessi dieci brani cantati in inglese. Un’operazione a metà tra il gesto situazionista e la necessità di farsi capire da tutti, con ambizioni di diffusione oltre confine più che lecite.

La scelta però rischia di distogliere l’attenzione dell’ascoltatore dalla sostanza e di spostarlo più sulla “forma”, considerato anche che è assai improbabile che chi si avvicina all’album, possa sorbirsi senza soluzione di continuità entrambi i dischi. Anche il fan più accanito del combo meneghino avrà le sue preferenze in fatto di idioma. Per quanto ci riguarda, riteniamo che l’indie-rock dei Deluded By Lesbians si sposi inevitabilmente meglio con la lingua inglese, dove tutto scivola più fluido e senza intoppi di sorta. E la cosa è più evidente se si fa girare il CD in italiano dopo aver sentito quello in inglese.

Questioni di idioma a parte, i Deluded By Lesbians suonano un rock maturo e dosano con sapienza gli ingredienti al servizio di un sound pastoso e coinvolgente, anche quando alle chitarre si preferiscono i suoni elettronici, come nel caso di The Drummer. Ma è un incipit illusorio, perché la spina dorsale di Heavy Medal è rock all’ennesima potenza, peraltro prodotto molto bene: asperità, melodie e ritmi sono dosati alla perfezione, mentre dal punto di vista dei testi il trio milanese mostra di saper giocare con le parole, manifestando un’ironia che fa difetto a molti colleghi. E’ un disco molto “estivo”, Heavy Medal, fatto per far casino senza perdere di vista l’attitudine pop di pezzi appiccicosi, come nel caso del punk-rock di Canzone per l’estate: due minuti e trenta di puro divertimento, in attesa dell’inverno e senza troppi atteggiamenti da poser.

Tutto questo non significa che la band, in nome dell’immediatezza, abbia sacrificato la naturale propensione ad altri suoni. Vacanze, party e spensieratezza non sono dunque l’unico registro delle canzoni di Heavy Medal, visto che gli episodi più riusciti dell’intero lavoro strizzano l’occhio allo stoner-rock o all’hardcore, come nel caso dell’hit immediato Cane morto o della marziale title-track. Brani più stratificati e complessi, da cui emerge una certa inclinazione per il blues e per la musica americana in generale. Non a caso, il trio cita nel suo personale pantheon gente come i Therapy?, Presidents of USA, Turbonegro e QOTSA. Anche se a ben vedere, in questi dieci (o venti) pezzi c’è anche molto altro.

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