Recensioni

6.5

Le cose che contano è il nuovo EP di Dente,
un simpatico e rilassato, seppur gradito, esperimento in vista
dell’album in programma per il prossimo autunno. Quattro canzoni che,
non prendendosi troppo sul serio, giocano sull’improvvisazione sonora
grazie alla compartecipazione in fase di arrangiamento e registrazione
(avvenuta in soli due giorni, in presa diretta, al Magazzeno Bis di Bologna) di affermati musicisti come Roberto Dell’Era (Afterhours), Enrico Gabrielli (Mariposa e Afterhours), Enzo Cimino (Mariposa) e Valerio Canè.
Sono proprio gli apporti strumentali di quest’ultimi a donare una luce
nuova alle canzoni del Nostro.

Infatti, quello scarno incedere
chitarristico in bassa fedeltà, emerso timidamente nell’esordio Anice in bocca (Jestrai, 2006) e maturato originalmente nel seguente Le cose che contano(Jestrai, 2007), è ora quasi del tutto assente, tanto è ricoperto di
decorazioni e ornamenti sonori molto, molto rétro (theremin, fiati,
tastiere, percussioni, ecc.). Ciò che non cambia è invece quel suo modo
trasognato, ironico e scanzonato di interpretare le sue liriche, per
l’occasione, tutte basate sulla matematica e sul rapporto con i numeri.

Così tra un gioco di parole e l’altro filano via in rapida successione
questi deliziosi bozzetti indie-pop, ora in preda a improvvisazioni
jazz che evocano addirittura il migliore Pino Daniele (Le cose che contano), ora intrisi di spensierata malinconia pop à la Battisti (Due gocce,
l’episodio più immediato e più vicino allo stle Dente), senza lasciare
né forti emozioni né cocenti delusioni. Un EP poco pretenzioso da
assimilare come un piacevole e rilassante antipasto in attesa
dell’album vero e proprio. Perché ci sono cose che contano e altre no, proprio come canta il Nostro nella title track.

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