• mag
    01
    2017

Album

Macina Dischi, Shyrec Records, Sonatine, Death Crush Distro

Add to Flipboard Magazine.

Vuole la leggenda che Dick Dale, sul finire dei ’70, si sia trasferito in Veneto per disintossicarsi dal clima americano e riflettere sul proprio futuro da musicista. E che lì si sia piacevolmente intrattenuto copulando come un ossesso, sfruttando per bene il suo status di musicista di culto e dando alla luce più di qualche figliolo, ovviamente mai riconosciuto. Dopo anni, tre di questi figlioli illegittimi si incontrano per un progetto artistico legato ai Black Flag, e suonando tra loro riconoscono un qualcosa di geneticamente famigliare; ci prendono gusto, e una volta terminata quella esperienza (nello specifico, il progetto “Black Flag Revival” dell’artista Ryts Monet) cambiano nome e escono con un disco che è una vera e propria bomba a mano.

Il DNA paterno che (fittiziamente) sopravvive in ognuno dei tre protagonisti, ovvero il gusto mai domo per quelle forme strumentali di surf-rock tutto riverberi e ombre che fanno tanto California d’inizio sixties, riemerge ferocemente, mischiandosi con l’urgenza dell’hardcore-punk e del garage, scene in cui i tre sono cresciuti e da cui provengono avendo militato in band come Gonzalez, Hormonas, L’amico di Martucci, John Woo, ecc. Aggiungete che i tre deformano il tutto con un parossismo che è spesso sub specie black o thrash e vedrete come i Laguna Di Satana (titolo felicissimo) dimostra di avere un tiro notevolissimo e di saper scatenare, nella mezzora scarsa del disco, un putiferio come difficilmente se ne ascolta. Un esempio su tutti è il primo “singolo”, ovvero Demonolatreia, che prende e mischia Misirlou e l’hc made in Black Flag, creando un ibrido che è una furia di devasto sonico, ma – vedi alla voce Penetration, ipotesi di Man Or Astro-Man cresciuti in qualche squat nutrendosi nella stessa misura di immaginario sci-fi di serie b, disagio giovanile e amplificatori al rosso – è l’intero album a creare incastri tra spazi e luoghi, riferimenti e input che coprono l’ampio spettro che dal surf arriva al black metal, passando per hardcore no compromise, punk melodico, thrash a manettone e garage-rock scapestrato. Il tutto, poi, è incastonato in una delle copertine più fiche viste negli ultimi anni. Cosa volere di più? Horns up, stay surf!

16 Maggio 2017
Leggi tutto
Precedente
Voza – Looking for a Candid Rose Voza – Looking for a Candid Rose
Successivo
Giöbia – Magnifier Giöbia – Magnifier

album

recensione

artista

artista

Altre notizie suggerite