• Ott
    01
    2007

Classic

Spittle

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Quelli della Spittle Records sono felicemente noti per il loro programma di recupero dal modernariato punk e post-punk italiano – di cose di cui qualcuno talvolta vociferava nei forum, e quasi mai gli si credeva. Il numero 10 del catalogo passa però attraverso un gruppo già magnificato, oppure detratto, in ogni caso conosciuto: i Diaframma.

La prima stampa di questo Live And Unreleased non uscì dalla Firenze degli anni Ottanta, ma nel 1992, per la Abraxas, e oggi ci è resa intatta nell’edizione di allora, nella stessa alternanza di live e di canzoni mai realizzate nei dischi ufficiali. Il giudizio – va detto subito – si divide in due, per un’ inesorabile discesa di entusiasmo tra inizio e fine. Le prime canzoni hanno almeno un punto in più di interesse; sono i classici di Siberia, disco d’esordio dei fiorentini, ma cantati non da Miro Sassolini, come fu nell’album, ma da Nicola Vannini. Si può cioè fare una prova di commutazione, ovvero vedere in che ordine di grandezza si modifica il risultato finale quando si cambia un elemento del piano espressivo. La voce di Nicola è meno tecnica, ma più drammatizzata, più calata nei tempi di allora, in quegli stati d’animo trainati dall’estero; e forse – in definitiva – si presta maggiormente al ruolo storico dei Diaframma. Il passaggio ad altre ugole è correlativo della tentata uscita da quel suono derivativo, ma anche da quella pulsione bollente e oscura.

Come esempio c’è la claustrofobia di Sdoppiamento e In Una Finestra Nera, che, ci informano le note del libretto, nasce da una licenza militare comune; forse i due pezzi per cui più vale questa raccolta, il secondo un serpentone nero ma lucido di psichedelia vudù – e sapete cosa ricorda, pur in un’enfasi evidentemente più gotica? Very Sleepy Rivers dei Mercury Rev. Poi, certo, c’è la seconda parte del disco, che si risolve nel passaggio ai Novanta, con una coda di cinque canzoni – scritte tra In Perfetta Solitudine e Tre Volte Lacrime – che usando un gentile eufemismo (abusato, ma usato apposta) chiameremmo “minori”. Ma una raccolta filologicamente impe6ccabile, come questa, documenta senza dare giudizi di valore.

27 Novembre 2007
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