• Ott
    21
    2016

Album

Tectonic

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Il “Joey Beltram della dubstep” che torna sulla lunga distanza a distanza di otto anni dalle fosche grattugie di Repercussions (uscito in quel 2008 in cui il genere esplose a livello internazionale) e ad un lustro dal suo buon affondo in casa Dubstep Allstars (pubblicato in un periodo di forti riconversioni house e techno del comparto produttivo), è di per sé una notizia da non passare sottotraccia. Che torni sulla Tectonic di Pinch, dopo che da queste parti aveva pubblicato una manciata di 12” di culto, è un avvenimento, almeno per chi ne ha seguito le gesta fin dalle prime telluriche produzioni breakstep influenzate tanto da rock e metal, quanto da hip hop e jungle.

Dynamis, che esce sulla scorta di alcune scure produzioni personali sulla sua Chestplate è, fin dalle chiare dichiarazioni in nota stampa, un lavoro che intende sintonizzarsi su una contemporaneità hip hop/r’n’b a 360° fatta tanto dagli A$AP Ferg (il lato modaiolo e Bro-Skrillex compatibile della trap post-Lex Luger) quanto dagli Arca (l’architetto numero 1° delle cangianti architetture hi-tech degli anni Dieci) e dalle produzioni FKA Twigs del caso. L’intento dichiarato di Greg Sanders è evolvere e così è stato, senza che il sound ne sia uscito stravolto.

Colpisce subito Badman con Killa P alle bars, che è quanto più vicino alle produzioni di The Bug e Flowdan ci possiamo aspettare dal marchio Distance. Killa P, ex Roll Deep, del resto è cugino dell’MC preferito di Kevin Martin e tutto si tiene, a partire dal comune background heavy soundsystem dei due navigati producer che percorrono qui strade piuttosto parallele. Non si snobbano rullate alla 808-Luger da queste parti, né i filtri trappusi, ma neppure i maschi riff e un lato umbratile/narrativo che Sanders ha sempre curato, dall’esordio My Demons (Unite) in avanti. A ben vedere, il nesso più chiaro con le musiche mutanti di Alejandro Ghersi lo si ascolta soltanto nei synth organici dell’intro del disco Introduction To Survive (e ok, anche nelle pennellate spiritate di Paradigm); il resto è tutta ibridazione trap/grime/dubstep, riportare a casa ciò che di buono brostep e co. hanno fatto nell’ultimo lustro in USA. Dynamis è un disco solido e, sopratutto nella prima parte, senza calcare troppo la mano, regala emozioni tanto sul lato più muscolare quanto su quello più scuro ed urbano (Kingdoms Fall, soprattutto Sink Or Swim). I pezzi del resto ci sono e l’esperienza anche.

3 Novembre 2016
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