Recensioni

7

Dj Richard è un personaggio che sa sicuramente come muoversi; nel 2012 ha fondato insieme a Quinn Taylor (per gli amici Young Male) White Material, label underground che nell’ultimo paio di anni è stata sempre più sulla bocca degli addetti ai lavori ed ha saputo, partendo praticamente da zero, ritagliarsi una propria identità in una precisa nicchia del mercato elettronico. Il percorso seguito fin qui dal buon Rich, personaggio schivo (il suo nome di battessimo è ancora ignoto) ma decisamente abile tanto a giocare “burialmente” a nascondino quanto a saper cavalcare il sottile hype che ha iniziato a serpeggiare intorno al suo giro, è sicuramente imprescindibile per poter comprendere appieno l’humus da cui nasce questo sempre più chiacchierato esordio.

Nativo di Providence, il Nostro frequenta (ancora insieme a Taylor) la prestigiosa Rhode Island School of Design, assorbendo attivamente i fermenti della locale scena noise, per poi trasferirsi a New York nel 2010 accompagnato dal solito Taylor e dal futuro membro White Material conosciuto con lo pseudonimo di Galcher Lustwerk. I tre s’immergono nella musica elettronica, iniziando a produrre tracce proprie, scambiandosi i rispettivi lavori e decidendo infine di provare a distribuirli sotto un’etichetta comune. Nasce così White Material, che comincia a farsi conoscere trainata prima dall’EP di Young Male All R e poi dall’esordio di Dj Richard Leech 2 (che sarà seguito due anni dopo da un secondo 12”, Nail to the Floor). Questa prima produzione del Nostro è una ghetto-house occasionalmente macchiata di techno (probabilmente debitrice nei confronti del successivo trasferimento a Berlino), cattiva e senza troppi fronzoli, sporca e ben costruita ma mai troppo ortodossa, essendo spesso solcata anche da curiosi sperimentalismi di matrice lateralmente – e non potrebbe essere altrimenti – noise.

Esordio in LP, Grind costituisce invece un primo passo in una direzione nuova e ben diversa: uscito per Dial Records e alzato quindi di parecchio il tiro (la label di radici amburghesi è casa – più o meno fissa – di nomi pe(n)santi come Efdemin e Roman Flügel), ciò che colpisce immediatamente è l’importante scarto rispetto al sound precedente targato Richard, con un suono profondamente ripulito e molto cool, epurato da ogni tentazione rumoristica e/o sperimentale e livellato alla perfezione per suonare suggestivamente atmosferico. Raffinato ed elegante a partire dalla sobrissima cover, il disco è solcato e bilanciato da fluttuazioni ambientali infarcite di mai invasivi riverberi (No Balance, Ejected e Waiting for the Green Flash), appianato da staticità monocromatiche (l’ossessiva I-Mir, la – letterale – monotonicità di Nighthawk) e frequenti episodi più ancorati al dancefloor (Savage Coast, la splendida Bane) ma sempre legati a un concetto di techno-house narrativa votata all’ascolto e all’elegante costruzione di ambienti e atmosfere. Efficace e di gran classe sì, ma forse un tantino troppo perfetto e studiato per riuscire a suscitare l’entusiasmo incondizionato che avrebbe potuto far scaturire.

Non è, insomma, il capolavoro per cui tanti (Pitchfork su tutti) lo stanno facendo passare: suona bene e soddisfa sicuramente, ma il fan del primo Richard e del marchio White Material potrebbe non a torto storcere un poco il naso davanti a cotanta studiata perfezione.

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