Recensioni

6.4

Doom presenta questo disco come sintesi e superamento di quanto fatto finora: a segnalare la svolta, anche l’ennesimo aggiornamento del moniker. Di svolta però non si può davvero parlare. Il fatto è che lui ci ha abituati sempre piuttosto bene, e che quindi da lui ci si aspetta sempre qualcosa “in più”. Semplicemente, sembra mancare qualcosa. Qualche pezzo si impone sugli altri, ma mancano le bombe. Il disco è piuttosto breve, con alcune tracce attorno e addirittura sotto i due minuti, piuttosto scollate tra loro. Flow melmoso e tabaccoso come sempre (nella bella That’s That accenna anche uno sgraziatissimo cantato finale), quattro basi sono di Jake One (piuttosto brutta quella di Rap Ambush), due prese da beat-tapes di Dilla (o meglio tre, dato che Gazzillion Ear ne incolla due in una), una di Madlib (ma niente di eclatante), le altre dello stesso Doom (che come produttore sa fare molto meglio, vedi lo showcase infinito di Special Herbs, o anche soltanto King Geedorah). Angelz, bella, smezzata con Ghostface Killah a nome Tony Starks, era già uscita su una compilation del 2006, in un mix senza ritmica, e probabilmente finirà anche nel disco a due da tempo annunciato e sempre rinviato. In Cellz si sente, inconfondibile, la voce di Bukowski, presa da un documentario del 2004, che legge la poesia da cui il titolo del disco: intro tempestosa e apocalittica, un po’ troppo Orson Wells coi Manowar, di un pezzo altrimenti godibilissimo. Da segnalare il vellutato e algido remix di Gazzillion Ear, disponibile per il solo iTunes US, fatto da Thom Yorke, con un bel feel tra le dinamiche di Doom e l’essenziale ritmica elettronica.

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