Recensioni

6.5

Un po’ come Hendrix, Paul Hiraga si costruisce il proprio studio per registrare il terzo episodio a nome Downpilot, e un po’ come il McCartney dell’esordio solista decide di suonare tutto da sé (ovviamente "con un piccolo aiuto dagli amici" che gravitano intorno al gruppo).

Hiraga scrive suggestive e ariose canzoni in piena tradizione Americana, vivacizzate da una ricchezza strumentale che evita il rischio dell’autoindulgenza. Il gusto lo scopriamo per esempio nell’efficace opener All The Ghost Will Walk e nel resto della tracklist dove la scrittura rimane disinvolta (The Regrade e il modo in cui fregandosene svicola dalla sua stessa classicità), anche se un po’ calante man mano che si procede.

Non si evita però l’altro rischio: quello di mescolarsi nel mare magnum di una scena dalla tradizione annosa e dalla produzione oceanica, dove ormai bisogna essere i migliori più uno per spiccare.

Hiraga si colloca in fascia alta, ma non lo è.

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