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7.5

A stretto giro di posta dal lavoro collaborativo con Z’ev, Reverbalizations, torna Simon Balestrazzi sotto le mentite spoglie di quello che sembra essere il suo progetto principale, Dream Weapon Ritual. Progetto che Balestrazzi condivide con Monica Serra, già nell’ultima incarnazione dei T.A.C., e che è stato protagonista di un paio di ottimi lavori di elettronica materica ed evocativa, dai forti effluvi rituali ed esoterici, tra i quali da raccomandare è indubbiamente Another View.

Ora, complice anche uno stuolo di ospiti di prim’ordine – MS Miroslaw (sacred horse skull), Massimo Olla aka Noisedelik (chalumeau), Paolo Sanna (percussioni), Donato Epiro di Cannibal Movie (flutes), Antonio Gallucci di Architeuthis Rex (chitarra, percussioni) – la questione si fa se possibile ancor più varia ed eccitante. Introdotto da un bordone mefitico, Ebb & Flow si accomoda su territori ritualistici dal forte impatto visionario e dal retrogusto primitivista, che lo allineano con quell’ala “sarda” dell’elettronica più weird – Hermetic Brotherood Of Lux-Or e MS Miroslaw, su tutti – con cui Balestrazzi ha più di una affinità elettiva. Arcaico e moderno, Ebb & Flow è una sorta di preghiera esoterica e notturna, ipnotica e cerimoniale, in cui centrale è il mantra recitato – ora sotto forma di bisbiglio impercettibile, ora come il canto di malefica sirena avvolgente e coinvolgente – da Monica Serra, sorta di novella maestra iniziatica che introduce l’ascoltatore in un mondo alieno nel suo essere terreno e fantasmatico nelle sue volute trascendenti. Tra lunghi deliqui haunted – le due suite Ebb & Flow II e Ebb & Flow V – rotti da increspature sonore memori del passato industrial dei due e in cui il procedere compositivo “per flutti” non fa che contribuire all’alterazione percettiva di chi ascolta, e pezzi più brevi ma non per questo meno evocativi (la salmodiante Ebb & Flow III, una Ebb & Flow IV che si muove su terreni avant- alla maniera di Madame P o Camusi), la sensazione è quella di essere trasportati in un tempo senza tempo e in un luogo sconosciuto ma familiare.

La cover, una scultura di Enrico Marani, rende appieno l’idea di questo primitivismo reso in forme aliene dai Dream Weapon Ritual. Chiudere gli occhi, accettare il mondo del sogno e procedere col rituale verrà da sé.

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