• Set
    01
    2008

Album

ATP Recordings

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Quando ci si trova davanti ai Drones si finisce sempre col parlare di geografia. Era successo all’epoca dell’acclamato Gala Mill, succede ora col nuovo Havilah. In entrambi i casi, infatti, la genesi dell’album è legata a doppia mandata con un luogo particolare: se il vecchio mulino in Tasmania che dava il nome all’album precedente incise a tal punto sul mood generale del disco da farne quasi un’opera in nero – soprattutto per il rievocare storie borderline di detenuti ed assassini –, in questo caso l’isolamento vissuto nel bel mezzo di una foresta dell’outback australe rende i 10 pezzi di Havilah una polifonia a tratti irresistibile. Senza star lì a menarla con questioni sociologiche su quanto l’ambiente circostante incida sulle manifestazioni umane, la differenza c’è e si avverte.

Sia chiaro, l’umore generale – soprattutto alcuni stralci delle liriche di Liddiard – resta sempre simile a quello dello splendido disco precedente. Ma il gioco di contrasti interno ad Havilah propone uno scarto non indifferente verso una solarità se non proprio sconosciuta, per lo meno poco presente nelle prove precedenti, Gala Mill su tutte. Prendete gli accordi aperti di Oh My, una rock-song quasi epica, o la ballatona struggente Cold And Sober, in cui la fluviale voce di Liddiard catalizza su di sé l’attenzione generale. O ancora il semi-country corale ed ubriaco della conclusiva Your Acting’s Like The End Of The World che non avrebbe mai e poi mai trovato posto su Gala Mill. Sia chiaro, persiste a tutto un vago senso di malinconica bellezza come in I Am The Supercargo, sulla non chiara vicenda di John Frum, o nella riflessione sul divorzio di The Drifting Housewife, ma le composizioni dei quattro non scivolano mai nei meandri oscuri e tenebrosi cui eravamo piacevolmente stati abituati.

A contribuire a questo percorso – che sembra quasi ricalcare quello del degno compatriota Nick Cave – è molto probabilmente il luogo dove le 10 tracce dell’album sono state concepite; quella valle omonima che rimanda alla terra biblica vicina al giardino dell’Eden. Potenza dei luoghi e delle loro suggestioni.

1 Ottobre 2008
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