Recensioni

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I Dude York suonano nuovi nel panorama musicale odierno, ma in realtà esistono da più di quattro anni. È vero, soltanto ora hanno deciso di uscire allo scoperto pubblicando un disco di debutto con il solido marchio Hardly Art bene in vista, tuttavia a Seattle e negli States in generale questo trio dai palesi rimandi power pop (Dinosaur Jr. e J Mascis in primis) si è fatto avanti tempo fa con parecchie esibizioni su palchi e ai microfoni delle radio, raccogliendo soddisfazioni una appresso all’altra.

Sincerely è il prodotto di un lungo periodo di rodaggio del materiale sonoro e dei tre giovanissimi membri della band, i quali, partendo già dal titolo del disco, hanno scelto di mostrarsi più nitidi e cristallini che mai al proprio pubblico, affrontando a mo’ di confessionale temi universali che accomunano quasi tutti gli esseri umani: così la solitudine, l’ansia da prestazione, la noia esistenziale e la frustrazione mista a rabbia che può nascere dalla fine di una storia d’amore vengono presi a schiaffoni da tredici brani che non cadono mai nel baratro della depressione, anzi, invitano a risollevarsi da terra per ricominciare da capo.

L’apertura Black Jack funge da inno d’incitamento iniziale, con le chitarre graffianti e distorte e la voce vigorosa di Peter Richards, la batteria festosamente animata dal tocco di Andrew Hall e le morbide linee di basso di Claire England, ma è il secondo pezzo, The Way I Feel, a catturare con il suo magnetismo e la sua sfacciata orecchiabilità, tanto da rendere impossibile il limitarsi ad un unico ascolto. Something In The Way brilla di una luce dorata e adolescenziale, Tonight esplode di un’energia contagiosa trasmessa dai fuzz e dal cantato (stavolta la voce è femminile e altisonante), mentre Paralyzed si butta sul punk danzereccio in cui la England e Richards duettano. Bit Saloon è squisitamente power pop con qualche richiamo al post-punk, Love Is scade un po’ nella prevedibilità di una classica traccia rock melodica e Twin Moons abbacchia lo spirito. A sorprendere è il finale Time’s Not on My Side, volutamente acustico e intimista come un ultimo, accorato momento di raccoglimento.

Sincerely è un album spontaneo e genuino, senza alcun fronzolo, nel quale l’obiettivo di arrivare all’audience con una capacità di comunicare immediata e globalmente valida  è stato certamente raggiunto. Non sarà nulla di innovativo e sensazionale, ma un ascolto così schietto e fresco non guasta mai.

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