Recensioni

7.2

Caposcuola della seconda mandata techno dub (si trasferisce a NY dal Sud Africa quando l’entità Basic Channel inizia a dare alle stampe i primi lavori), Brendon Moeller è attivo sia con i moniker Echologist e Beat Pharmacy sia come label owner della Steadfast, etichetta per la quale ha rilasciato alcuni – relativamente recenti – lavori.

The Mechanics Of Joy esce dunque su Prologue, attentissima etichetta bavarese che, tra gli altri, ha pubblicato gli italiani Voices From The Lake, Giorgio Gigli, Claudio PRC, Dino Sabatini, scelta che da una parte pare completarne il catalgolo e dall’altra risaltare quello che, di fatto, è uno dei lavori più lungimiranti di ricerca technoide degli ultimi anni.

La Prologue non è certo questo l’unico esempio di etichetta techno virtuosa (pensiamo alla Zooloft di Obtane) ma l’integralità futuristico-attualistica di quest’album non poteva arrivare in un momento migliore. In mezzora circa, Moeller fornisce un tetralogo di movimenti dubby e ultrasaturi di bassi, alleggeriti da lievi incursioni citazionistiche (Incunabula in Crossing Over, per dire, ma il gioco dei richiami è, in verità più vasto). Per riferirsi proprio alle parole del producer: il senso dell’operazione è creare musica accessibile all’esperienza e ai trascorsi di vita tramite musica di genere, dunque storicizzata e condivisibile, e su questa base infonderci l’inesauribile profondità del 4/4, e in pratica, la techno nel suo portato più totale. Dagli accartocciamenti sotto i levare assassini di More Instinct alla vorticosa sintesi della titletrack, il disco, niente di nuovo sotto il sole, gode dell’intramontabilità strutturale di un sistema di riferimenti musicali.

La techno è viva e l’attualità delle ristampe Type dei Porter Ricks o il buon corso della Avian Records di Shifted e Ventress ne sono  degli esempi. Echologist con una durata anomala per i suoi canoni (lungo per un singolo standard, corto per un full lenght), giocando di volta in volta con pochissimi elementi, guida l’ascoltare in un percorso contemplativo che, partendo dal corpo (nel senso di body), assumendolo e lo innalzandolo, lo supera. E non serve aggiungere altro.

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