• Mar
    01
    2011

Ristampa

Drag City

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Ed Askew è uno di quei tipici pazzi di provincia nei quali alberga del genio. Magari non al livello di un Bobb Trimble o un Gary Higgins, giusto per non uscire dal giro dei freak a oltranza, ma a volte ci si va vicino. La storia ha del toccante: l’omosessuale Ed che cresce in Connecticut e si laurea in belle arti a Yale e per un po’ fa l’insegnante; che poi molla tutto per la musica, pubblicando per la ESP-Disk un lp che non vende nulla, Ask The Unicorn, così che il bel seguito Little Eyes rimane inedito fino al 2007. Ed che si è ritirato a dipingere e suona per puro hobby; Ed incensato da Thurston Moore sulle pagine di “Arthur Magazine” e perciò (ri)scoperto. Ed che, non ci si crede, anticipa col suo cantautorato sbilenco e umanissimo Daniel Johnston e un po’ di weird america.

Senza il dissesto psicologico di quello e con più intonazione, sedendosi per l’occasione – un nastro edito in pochissime copie nell’84, rimesso ora in circolazione da Galactic Zoo Disk/Drag City in vinile – anche dietro a un clavicembalo. Per immaginarsi Randy Newman in chiave gay (This Is The End) e porgere un barocchismo che si beffa della qualità sonora (At Home In The Factory, Tom). Per spargere un’aura di melanconica solitudine (Boy With A Hat, Art And Life, la luminosa Hitchiking) stretta parente del succitato Daniel e cavare il terrigno folk di corde e armonica senza tempo House Of Embers. Mettendosi ogni volta a nudo finché non restano che le ossa.

13 Marzo 2011
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