• giu
    01
    2010

Album

Piano Wolf

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“Lustre from the ruby red blood on my hands when you pull out all the thorns", oppure “Lustre when the dream is dead”. Lustre è costellato di sogni che non fanno neanche in tempo a trasformarsi in incubi, di contrasti. Quello del testo della title-track e il suo incedere angelico ad esempio, un “gioco” che si ripete un po’ per tutta la scaletta. Ed fa ormai parte dello squadrone di cantautori/loser che han indovinato il primo disco e poi, vuoi per carenze artistiche, vuoi per pura sfiga, non han visto la loro stella sorgere davvero. Peccato, perché di classe Ed ne aveva e con Lustre dimostra ancora di averne.

La cifra stilistica ruota ancora attorno ad un cantautorato folk ricolmo di inflessioni soulful e pop sinfonico; al crocicchio tra Phil Ochs, Rufus Wainwright e Joseph Arthur insomma. Punte di diamante, la demoniaca (e pare quasi sia di Tom Waits di cui Ed è fan esagitato) Heart Of A Wolf, il soave dolore al calor bianco di Lachrymosity, il pestare catchy della scoppiettante A Secret Society. E non badate troppo alla copertina, un filo troppo kitch.

3 giugno 2010
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