• Ott
    28
    2014

Album

Niegazowana

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Stefano “Edda” Rampoldi è sui binari giusti. Stavolta come mi ammazzerai? è il suo ultimo lavoro per Niegazowana. Segue Odio i vivi, album arrivato finalista al Tenco 2012. A differenza dei precedenti lavori, la line up di supporto è ridotta all’osso, da rombo rock. Edda è e sarà sempre un artista in gabbia, aduso a descrivere psicopatologie comportamentali da un punto di vista-metropoli fatto di schegge impazzite e micragnose, linee senza raccordo. Come dargli torto altrimenti? Chiuso in uno studio aretino, Stefano ha saldato nervi e liberato solitudine, ed ecco la vita orribile che su questo piano seguita in un buio senza pari, tra tradizione e spinte esterne.

Autorale certo, ma sbreccato, che si fa forte del medium vocale, che si incrocia, così pieno ed iperrealista, una volta ogni dieci anni. Esemplare la crudezza di un brano come Bellissima o la melodia di Saibene, dove l’anima sembra crisalide in un bicchiere di vetro rivolto. Eppure c’è dell’amore negli angoli dove tutti serrerebbero gli occhi, un amore temuto che Edda canta per registri angelici e bassifondi dionisiaci (Tu e le rose, Sei una puttana da 1 euro, Piccole isole, Ragazza meridionale, Ragazza porno). Preme sottolineare che è proprio in questo scarto che le parole si defilano, diventano un lembo riposto a sostegno della speranza.

Ritorna il poggiapiedi malconcio della religione certo, e si fa più monumentale il cordone famigliare che riprende placenta fin dalla copertina (Pater, Coniglio rosa, Mater). Ci sono poi lacerazioni nella poetica di Edda, che sono talvolta abbacinanti, furore che è accensione invernale, come un vecchio motore a scoppio da utilitaria. Solo che quando parte è devastante, disarmonico, un motore che frigna, che si dimena, che graffia, come un sevizio non artistico, non filtrato.

E non è un semplice Battisti che si canticchia, come era stato in passato, fra le rime opalescenti. Quando tutto rimaneva spento, era spesso una sinfonia che raddolciva nelle ore di riporto dai fardelli; qui è il suo rock maledettamente made in Italy (Mademoiselle), imperniato su frasi laconiche, la cima a cui aggrapparsi. Il treno non più vegetativo su cui trascorrere l’eternità ferroviaria contiene tanti di quegli Edda che si fa fatica ad ordinarli in fila indiana. Però, anche se presi alla rinfusa, piacciono tutti, uno ad uno.

28 Ottobre 2014
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Edda

Stavolta come mi ammazzerai?

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