• gen
    19
    2018

Album

DreaminGorilla, L’alienogatto

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Come registrare dischi evitando fumose prosopopee, e dimostrando invece molta sostanza: il cantautorato di Edoardo Chiesa è una questione di pelle, un linguaggio rubato al quotidiano messo su nastro da una chitarra acustica, un basso e una batteria. Sta tutto nei versi di brani come Occhi o Domenica l’immaginario del musicista di Varazze, in quell’entrare e uscire da un intimismo pragmatico esorcizzato da un ritornello orecchiabile e un mood un po’ à la Fossati («Ma è già domenica / e non so più da che parte stare / e non capisco se è normale / avere un foglio di istruzioni in ogni tasca / ma non riuscire più a rispondere / a un amico che mi chiede “come stai?”») o magari da un folk capace di un’intensità solo mascherata da leggerezza («Sono occhi che guardano il mondo / come fosse un acquario / se ne stanno protetti / e ogni tanto puliscono i vetri / Altri invece lo vedono di sbieco / sono stati costretti così / da quegli occhi che insegnano / come si deve guardare»).

Il secondo album di Chiesa gioca con il pop di un Niccolò Fabi prima maniera (Le porte) e in generale con una spiccata ironia figlia di una lettura sintetica ma efficace della realtà («(Infatti) resto sulla tonica / non mi importa se sei scomoda / non mi frega niente ormai neanche di dormire / Porgimi l’orecchio destro / che posso provare a ripulirlo da ogni eccesso / di cerume e di convinzioni secolari», recita una Radici che vagheggia nel ritornello un ragtime solo annusato), riuscendo a trasmettere l’idea di un perfetto controllo della materia musicale. Rispetto al primo disco, musicalmente più vario ma meno raffinato dal punto di vista dei contenuti, qui si stabiliscono confini arrangiativi più ristretti e basali, giustificati tuttavia da una messa a fuoco nitida e senza dubbio più matura. Un bel passo avanti, insomma.

22 febbraio 2018
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