Recensioni

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Di quell’ampia e qualitativamente assai variegata costellazione di più o meno nuovi cantautori o band in fissa col sintetizzatore, il pop e le atmosfere evocative – ci vengono in mente, in ordine sparso e del tutto casuale, artisti come Galeffi, La rappresentante di lista, Dimartino, Coma_Cose, Paletti, Lapingra, ma l’elenco potrebbe continuare all’infinito – Effenberg ci sembra uno dei più eleganti dal punto di vista degli arrangiamenti e dei suoni, e forse anche tra i più intimisti in termini di approccio alla materia e tematiche affrontate. Un progetto capace di slegarsi da quell’attualità un po’ giovanilistica e da fast food delle emozioni che caratterizza alcuni dei nomi citati soprattutto nei testi, quasi un Dente prestato al synth (Buddah con Napoleone) e bravo abbastanza da maneggiare l’ispirazione con cura e la giusta lentezza, senza ricorrere alle solite furbate o frasi ad effetto legate più all’attitudine che al gusto musicale.

Ascoltando alcune parentesi di questo Il cielo era un corpo coperto, secondo album del musicista dopo l’Elefanti per cena uscito nel 2017, si ritorna dalle parti dell’ultimo Colapesce (Lucciole) o magari ci si sorprende per i suoni seducenti e vagamente post-rock dell’introduttiva Uccellino, godendo per una produzione artistica – ad opera dello stesso Effenberg, ma anche di Emmanuele Modestino e Paolo Sodini – mai votata alla saturazione e capace di esaltare anche i sussurri di una voce minimale e senza retorica. Un avvicendarsi degli strumenti che non è mai invasivo, semmai il frutto di un ragionevole e perfezionatissimo gioco di equilibri, ad accompagnare testi non troppo lontani da una personalizzazione del quotidiano ma al tempo stesso con la capacità di scavare a fondo in una poetica poco legata a un fattore demografico e/o modaiolo, e molto a un sentire collettivo.

Insomma, uscirete da Il cielo era un corpo coperto con la voglia di riascoltarlo, e non tanto perché si tratti di un album particolarmente originale, ma per il semplice fatto che è il risultato di un innegabile gusto nella scrittura e di un lavoro certosino sulla parte musicale. Di questi tempi, è quanto basta per farcelo amare.

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