• Apr
    29
    2016

Album

Sangue Dischi, Martire records, Fallo Dischi

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In silenzio e in punta di plettro, come si confà al suo carattere schivo e riservato, Egle Sommacal dà alle stampe il seguito dell’ottimo e acclamato Il Cielo Si Sta Oscurando. E lo fa con una mossa che molto dice della dimensione intima e attenta solo alla condivisione della propria musica con spiriti affini che sembra segnarne la carriera solista, ovvero pubblicando per tre label piccole e fieramente indipendenti come Sangue Dischi, Fallo Dischi e Martire Records. Della serie, meglio parlare sottovoce con chi ci capisce che urlare insensatamente ai quattro venti.

E qui di parole non ce ne sono nemmeno, dato che il percorso in solitaria di Sommacal è da tempo contraddistinto da un rapporto uomo/chitarra sempre più intenso e sempre più scarno, ridotto all’osso di un fingerpicking acustico che riesce sempre, nella limitatezza dei mezzi e sfruttando le stesse dinamiche e tensioni del precedente album, a costruire piccole elegie per sogni psicogeografici a occhi aperti. Sì, perché nonostante a Egle non piaccia dare titoli ai brani che “svelino domande o significati”, come ci diceva in una intervista, è attraverso quegli indizi che si riesce a comprendere appieno queste musiche che disegnano paesaggi, evocano situazioni, sfumano suggestioni. La Seravella Nella Neve che sembra una poetica e minimale fotografia proustiana, alla stregua insomma di una madeleine malinconica e umorale; oppure quella Fine Di Un Anno (L’Albero Di Natale Artificiale) che è insieme intimità domestica e alienante straniamento, o ancora i brevi abbozzi visionari Inno A Qualcosa Che Non Ricordo e Un pezzo di carta attraversa la strada…, per non dire delle ectoplasmiche trasfigurazioni di Fantasmi o del titolo stesso dell’album che, tutti insieme, ci dicono di un percorso intimo fatto di bozzetti e tessere di un mosaico più ampio. Di un suono, cioè, che nasce spontaneamente e che cresce man mano, stratificandosi su se stesso fino a trasformarsi in altro e perdere i connotati iniziali. Esattamente come chi ascolta questa “cartografia paradossale” di non-luoghi è piacevolmente costretto a “perdere ogni senso di orientamento e abbandonare ogni idea di destinazione”.

17 Giugno 2016
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