• ott
    31
    2014

Album

Rough Trade

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Quando ancora si facevano chiamare soltanto col nome del leader Einar Stray, anno 2011, pubblicarono Chiaroscuro, album che seppe guadagnarsi un diffuso apprezzamento in ambito indie pop. Tre anni più tardi, aggiunta jazzisticamente la propaggine “Orchestra” alla ragione sociale, arriva il sophomore Politricks, nove tracce che ne ribadiscono ed espandono l’attitudine pop in direzione cameristica e cinematica, con l’additivo di una diffusa gravità civile che mantiene la proposta emotivamente agganciata alle vicende terrene.

La scaletta si avvia con lo schiudersi filmico di Honey, tremolio di piano, voce effettata, archi e tastiere per una melodia che respira ampia e trasversale da qualche parte tra Coldplay e My Brightest Diamond. Più avanti la faccenda si tinge di trepidazioni oniriche (Pockets Full Of Holes, come una versione più terrena di Of Monsters And Men con retaggi Delgados) ed enfasi corale (una Montreal che immagina i Manhattan Transfer colti da estro Dave Matthews Band), mentre la title track calibra solennità impetuosa e stacchi folk-pop, come un mix disinvolto tra Arcade Fire e Venus.

In mezzo a questa versatilità sempre sul punto di sconfinare nella ridondanza, colpisce un episodio come For the Country, atmosfera elegiaca condotta quasi a cappella su una trama srumentale rarefatta, non sai bene quanto ballata antimilitarista o allusione neanche troppo velata alla strage di Utoia del 2011. Detto delle caligini jazzy e della tensione à la Radiohead che circondano Aleksander, resta da riferire del bel crescendo conclusivo di Envelope, con trombe e chitarre sbilanciate fino alla soglia della distorsione (particelle Sigur Rós e EST nell’aria).

Una band interessante, insomma, per la tenacia con cui persegue la propria visione espansa e ricercata del pop alternativo, dove il confine tra istanze colte, guizzi impetuosi e accomodamenti radiofonici si confonde fin quasi a perdere di senso. Resta da compiere un passo deciso verso quel senso di urgenza che renda davvero incisiva la proposta, ad oggi ancora poco più che un piacevole elemento d’arredo marezzato d’irrequietezza. Questione d’indole. Chissà.

19 novembre 2014
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