Live Report

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Da quando un gruppetto di artistoidi berlinesi amanti del riciclo e del rumore creativo si rinchiuse in un sotterraneo per dar forma a un qualcosa di innovativo, di acqua sotto i ponti del rumore ne è passata molta. E questi anni ’00 sono stati tutt’altro che parchi nel proporci formule disturbanti e fastidiose, avventurose e coraggiose, digitali e analogiche, under, prima, e sempre più overground, poi.

Tutto lecito e tutto affascinante. Ma anche tutto lievemente meno sorprendente dopo aver visto per l’ennesima volta alla prova gli Einsturzende Neubauten e aver assaporato, in una venue questa volta sì, all’altezza della situazione, ogni singola nota di ben due ore di concerto. Come a dire che gli EN di tanto in tanto ci tengono a (ri)mettere le cose al loro posto e a (ri)guadagnarsi la fama di grandi cerimonieri del rumore e il doveroso trono nell’Olimpo del rumorismo.

Della trentennale attività della formazione berlinese – l’anniversario è stato festeggiato in quel di Bologna nell’autunno scorso – si è detto tutto e pure qualcosa di più. Dei martellanti esordi noise-industrial – chiedere al palco dell’ICA londinese per delucidazioni – e soprattutto della svolta semi-pop, ormai datata un ventennio fa; della “musica” di rottura che era filosofia di vita e del surreale teatro-canzone messo in scena con eleganza e attitudine mitteleuropea. Non resta quindi che notare una formazione – al quintetto base Bargeld, Hacke, Unruh, Arbeit e Moser si uniscono come di consueto le tastiere e il laptop di Ash Wednesday – in grande forma. Appesantito magari dallo scorrere degli anni (la pancetta di un Hacke in canottiera bianco-cafona è innegabile) ma sempre capace di ammaliare con un set in cui vecchi cavalli di battaglia riesumati in forme nuove (Haus Der Lüge su tutte) e pezzi più recenti (una Let’s Do It A Dada magnificamente teatrale) convivono quasi senza apparente scarto.

Nota di merito particolare per Bargeld e Unruh. L’istrionico leader è sembrato molto a suo agio nel contesto (semi)formale della Sala Santa Cecilia, lasciandosi andare a lunghi soliloqui nell’introdurre ogni singolo pezzo, con aneddoti, curiosità e ricordi, oltre che in possesso di un’ugola insieme profonda e spiazzante, aristocratica e affascinante. Il sodale, invece, si è dimostrato per l’ennesima volta la vera anima sperimentale degli EN, instancabile artigiano del rumore e attento indagatore di ogni singola nota riproducibile da qualsiasi oggetto d’uso più o meno quotidiano.

Un concerto degno degli attori sul palco e del luogo che li ha calorosamente accolti in quella che è stata una degna anteprima del Meet In Town del prossimo luglio. Il rumore è morto, si dirà, perciò lunga vita al rumore.

21 Giugno 2011
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