• Mar
    01
    2012

Album

Constellation Records

Add to Flipboard Magazine.

Che oggi l'innovazione non stia per forza nel guardare al futuro (e talvolta nemmeno al presente), ma nel rivolgere lo sguardo al passato, musicalmente parlando, non è certo una novità. Ma un modo credibile per misurare la statura artistica di un musicista potrebbe essere valutare se l'interesse per il passato è puramente nostalgico, o se si tratta di un'esigenza più profonda, espressiva ed estetica. Per Emi Honda e Jordan McKenzie, ai devoti del culto più noti come Elfin Saddle, vale il secondo caso. La loro musica affonda le proprie radici in un passato lontano e primordiale, ma lì sono giunti per ricerca artistica, per riflessione umana e spinta esistenziale.

Questo discorso vale a maggior ragione per la loro terza fatica sulla lunga distanza, nella quale il duo giappo-canadese ha distillato il folk magico di stampo anglosassone (su tutto, il Julian Cope sciamanico), le leggende acustiche delle foreste irlandesi e scozzesi con elementi psichedelici e cosmici teutonici (Popol Vuh, per dare una coordinata) e una leggiadria vocale che ha pescato nel Giappone della Honda, contribuendo alla creazione di un suono che può apparire sincreticamente New Age, ma che al contrario conserva una forza romantica e una profondità contemporaneamente demodé e perfettamente attuale che è raro incontrare.

Per una Invocation che sarebbe stata perfetta anche nell'ultima compilation della serie John Barleycorn Reborn della Cold Spring troviamo una Chaos Hand che posiziona la band di Montreal nella galassia Constellation. Ovviamente è nei brani cantati da Emi (come The Changing Wind) che affiora l'influenza del Sol Levante, in un clash tra oriente e occidente che già in ambito krauto e psychedelico ha segnato più di una strada. A sostenere l'armamentario dei due polistrumentisti (chiatarra, percussioni di varia natura, glokenspiel, ukulele, fisarmoniche, pianoforte) troviamo lo splendido contrabbasso di Nathan Gage, che costituisce il filo su cui si intessono gli orditi melodici.

Ci sarebbe ancora da dire dei temi, visto che Devastates è stato concepito come un concept sugli effetti dell'uomo sulla natura (per tornare a battere il chiodo su questo complesso rapporto tra civiltà e natura, al fondo del folk magico). Ci sarebbe da dire che Emi e Jordan sono artisti che spaziano anche in altri ambiti espressivi, come nel caso del film Wurld. Ci sarebbero ancora mille altri fili che una proposta musicale così complessa, ma allo stesso tempo fruibile, meriterebbe venissero esplorati. Per il momento accontentiamoci di mettere il disco in lizza per la classifica di fine anno.

10 Marzo 2012
Leggi tutto
Precedente
Mattia Coletti – The Land Mattia Coletti – The Land
Successivo
Throbbing Gristle – The Second Annual Report Of TG / 20 Jazz Funk Greats / D.O.A. The Third And Final Report Of TG / Heathen Earth / Greatest Hits Throbbing Gristle – The Second Annual Report Of TG / 20 Jazz Funk Greats / D.O.A. The Third And Final Report Of TG / Heathen Earth / Greatest Hits

album

artista

Altre notizie suggerite