Recensioni

6.7

Di sicura importanza per lo sviluppo del minimalismo newyorchese di seconda generazione, il nome della sound-artist e performer Ellen Fullman è legato – principalmente – alla realizzazione del più lungo cordofono al mondo. Durante le performance dal vivo, accanto a questo strumento così esclusivo, la cui installazione non dev’essere di certo una passeggiata considerati gli almeno 20 metri di lunghezza, è facile trovare altri elementi: magari la chitarra multicanale di Konrad Sprenger, com’è avvenuto in tempi recenti, o piuttosto un violoncello, come nel live da cui è estratto questo The Air Around Her.

Siamo al Festival for Other Music di Stoccolma, nel febbraio 2016, e spetta alla coreana Okkyung Lee il compito, certamente non facile, di accompagnare le fitte trame sonore che scaturiscono dalla vibrazione delle corde del Long Strings Instrument. Che sono dozzine e, per l’occasione, lunghe ben 26 metri e sottoposte a una tensione di circa 10 kg. Organizzare una performance / installazione del genere presuppone notevoli difficoltà tecniche e logistiche, figuriamoci quanta cura richiede la corretta intonazione dello strumento; per cui tanto di cappello al produttore John Chantler – che inoltre ha stampato il disco per la sua 1703 Skivbolaget – e all’ingegnere del suono, la giovane Maria W Horn ascoltata di recente nel suo Kontrapoetik (recensione di Nicolò Arpinati), i quali hanno reso possibile la messa a punto del Long Strings Instrument all’interno dell’ex panificio reale di Stoccolma, oggi una struttura (ovviamente all’avanguardia) dedicata alle arti.

Quello che ascoltiamo in The Air Around Her consiste, sostanzialmente, in due improvvisazioni dalla durata di circa venti minuti ciascuna. Due brani che, con ogni probabilità, non lasceranno un briciolo di delusione in chi ha già avuto modo di ascoltare la singolare scultura sonora che Fullman ha perfezionato nel corso degli ultimi trent’anni. Queste corde di acciaio inossidabile o di bronzo fosforoso, quando sollecitate dalle sapienti mani ricoperte di resina, producono toni sostenuti e ondulanti che in certe parentesi ricordano quelli di una tambura, magari a sostegno di un raga indiano. La sensazione è puramente sinestesica: a tratti è come se il nostro apparato uditivo stimolasse una sorta di formicolio viscerale. Il violoncello non è da meno: Okkyung Lee sa come farsi spazio in questa marea di risonanze armoniche sfalsate, subentrando con delicatezza, quindi evitando le abrasioni noise che caratterizzano molti dei suoi lavori in solo. Il suo contributo è a volte lamentoso e circospetto; altre volte increspato, rigido o sinuoso; altre ancora pare emanare nuvole di fumo, esalare gli ultimi respiri o emettere grida strozzate. E poi evoluzioni brevissime, al pari di un delfino che, dispettoso e impavido, compie le sue acrobazie affiancando un enorme transatlantico.

È chiaro che i lavori più noti di Ellen Fullman raggiungono ben altri livelli di intensità – e anche il recente Pink Sea Thrift, frutto della collaborazione con David Gamper e Stuart Dempster, gli è a nostro avviso superiore – ma The Air Around Her è un disco di tutto rispetto, meritevole di un ascolto profondo.

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