• apr
    03
    2014

Album

Brutture Moderne, Sidecar

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L’odissea di Omero è il grande archetipo finito nelle mani di Eloisa Atti, che nell’occasione, mentre in copertina Penelope finge di tessere l’improbo sudario, appronta uno stile di canto teso sulle coloriture d’agilità del formato canzone(tta) pop(ular). Dopo le esperienze con Sur, in duo col fedelissimo Marco Bovi e al netto di progetti tuttora in campo che toccano i suoni del sud America da una parte (Acerocielo) e il jazz di Billie Holiday dall’altra (E.Atti jazz 4tet), la cantante emiliana debutta in solo per ragione sociale, cedendo terreno al disporsi serafico della sua voce e al fiorire della partitura affidata ai soliti eccellenti noti: troviamo Francesco Giampaoli al basso e in veste di produttore artistico, lo stesso Bovi alla chitarra, Antonio Gramentieri su slide guitar e suono, Enrico Farnedi su tromba e ukulele, Bocchini dei Granturismo alle percussioni e Marco Frattini alla batteria, solo per citarne alcuni.

Le tracce vanno a braccetto con la diegetica che apre su Penelope e chiude sempre su di lei, e questa sorta di circolarità in salsa country padano-mediterranea trova riscontro nell’interpretativo musicale. C’è questa destrezza piena portata avanti con giudizio, gioco funky blues (Argo) e lucentezza vitrea del suono e delle cadenze (Barbabianca e Punto di vista, forse in simbiosi con l’analessi di Odisseo), che fa da contraltare all’opalescenza di strumenti come il clarinetto basso di Mendicante, brano di fede caposseliana che non teme il finale di coda belligerante, o il fagotto pastoso di Sogna grano. Eppure, e qui la scuola Sacri Cuori mette lo zampino, le luci non sempre sono riflettenti; il basso preme sui singoli battimenti e la slide indugia evocando fondali e orogenesi, il violoncello sostiene una telepatia ante-litteram del poreia (Il roseto) e i cori trattengono prima e rispondono poi alla tracotanza punita da Poseidone ed Eolo in Scilla e Cariddi.

Forme e formule fisse dell’epos vanno così a farsi friggere nel brano più levantino del lotto (Circe), dove il gesto sfuso riconduce su acciotolati di terzine e botticelle di Sangiovese. Come rielabora il mito Eloisa? A suo modo, e cioè intimo e femmineo; ponendosi dal cono d’ombra occupato da Penelope, prova a differenziare i contesti per poi farsi trascinare inevitabilmente dagli accadimenti e, negli intenti come nel risultato ultimo, il suo è un lavoro egregio e a dir poco persuasivo.  

29 marzo 2014
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