• ott
    03
    2016

Album

Aut Records

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Un libero adattamento in musica del romanzo di Italo Calvino, Le città invisibili, che diventa un cubo di Rubik slegato dalle facili strutture musicali, avvincente e in cui si incrociano musica contemporanea e jazz: a porre la firma in calce sono Eloisa Manera (violino, voce) e la sua band, quest’ultima composta da otto musicisti (Gianluca Barbaro, Piero Bittolo Bon, Andrea Baronchelli, Pasquale Mirra, Danilo Gallo, Ferdinando Faraò, Roberto Zanisi, Walter Buonanno) divisi tra elettronica, sax, clarinetto, trombone, vibrafono, contrabbasso, batteria, bouzuki e molto altro. C’è una parvenza di swing nella memoria genetica del suono (Cities & Memory), seppur parcellizzata in una trama dai mille sviluppi e finali: una modernità che spesso va oltre l’armonia per farsi funk con velleità free (una Cities & Exchanges che piacerebbe anche ai Calibro 35), parentesi che mirano a un soundscaping più liquido e modellabile (il medioriente costruito sugli spigoli del violino di Hidden Cities), certe “vibrafonie” à la Gary Burton libere di spaziare ai confini del disordine armonico su una batteria sincopata (Cities & The Dead).

Rispetto al Rondine del 2014 – disco edito solo a suo nome – qui Eloisa Manera ha a disposizione una squadra competente e bravissima nel valorizzare ancora di più i mille rivoli di una musica espressionista, avventurosa e disposta ad evadere dalle categorie troppo stringenti. Dei precedenti paralleli stilistici con artiste come Julia Kent o col minimalismo di Sarah Neufeld non si coglie quasi più nulla, sotto la coltre di un suono invece solido e con una grande personalità, nonostante l’ossimoro complessità arrangiativa/libertà stilistica alla base del disco.

6 Luglio 2017
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