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Arcana Editore

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Un altro libro sui Radiohead? Ebbene sì. Ce n’era bisogno? Parliamone. Dopo il capostipite Radiohead. La storia le canzoni di James Doheny (Giunti), completissimo, un lavoro enciclopedico a dir poco, pure in Italia nell’ultimo decennio si sono moltiplicati i lavori sulla band di Oxford, dall’introvabile Narradiohead Storie e Visioni Rock (Baldini, dal titolo oggettivamente imbarazzante), all’immancabile Radiohead. A Kid. Testi Commentati (sempre Arcana), testo accuratissimo nell’intreccio che riesce a creare un ponte tra vita privata e riferimenti letterari arguti (per chi scrive, il migliore del lotto).

L’ultimo esempio in questo senso è per l’appunto Androidi, Arcobaleni e fiori di loto. Le canzoni che hanno fatto la storia dei Radiohead del sempre preciso Emanuele Binelli Mantelli uscito per i tipi di Arcana. Il libro vuole essere una sorta di playlist delle canzoni fondamentali dei Radiohead, una guida all’ascolto per nuovi adepti, senza alcun dubbio trascurabile per i feticisti del gruppo inglese. Androidi… si presenta come una sorta di bignami in bilico tra aneddoti sulla vita di gruppo, riferimenti letterari e curiosità varie; infatti, per ogni canzone c’è il box cover dove vengono segnalate le più significative, oltre naturalmente allo spazio curiosità, sempre interessante ma nulla di più.

Ciò che manca, a differenza di quanto accadeva con gli altri saggi citati, è forse la completezza delle informazioni, oltre ad una certa continuità fra i contenuti presentati. La lettura risulta piacevole ma in parte claudicante, appunto per la mancanza di una certa coerenza (o meglio, fluidità) tra le storie raccontate. Si poteva azzardare di più, rischiando un’analisi più spregiudicata, suggestiva e meno filologica, partendo dall’evidenziare meglio i lati oscuri e meno raccontati dei testi di Thom Yorke, evitando di raccontare episodi legati alla band inglese triti e ritriti, magari dando risalto alle perle nascoste (nel libro presenti le sole Palo Alto e Maquiladora), o utilizzando come struttura portante un filo logico (che fosse di stampo biografico, legato all’evoluzione musicale o dei testi, ecc…) più forte e da lì perdersi in quello che il libro di Binelli Mantelli sa fare meglio, ovvero lasciare indizi, invogliare, invitare ad andare più in profondità. Stimolare. Alcune interpretazioni ci sembrano poi abbastanza forzate, e portiamo la genesi di Morning Bell come esempio, ispirata, secondo l’autore, da Il Sesto Senso e The Others (con tutto il rispetto per i due film, a nostro avviso i riferimenti potrebbero essere più alti e antichi).

Androidi… è un ottimo preliminare (se l’obiettivo era questo) destinato a chi è vergine della poetica della band, ma per un rapporto completo e soddisfacente ci vuole ben altro.

2 agosto 2014
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