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Giuda

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Seguo la musica dei Massimo Volume da circa 20 anni, le parole di Emidio mi sono sempre piaciute e mi hanno sempre emozionato. In questi ultimi anni abbiamo lavorato insieme all’Accademia di Belle Arti di Bologna dove insegniamo nel corso Linguaggi del fumetto. Ci siamo conosciuti e piaciuti. L’idea di immaginare Cattive Abitudini è avvenuta quasi per caso; per quanto mi riguarda, è il disco più visionario dei Massimo Volume. E’ stata una bella sfida renderlo visibile. Il mio intento era fare un fumetto musicale, che rispettasse i tempi della canzone” (Gianluca Costantini a Rumore).

Cattive Abitudini è una sorta di graphic novel, in cui i testi dell’omonimo disco dei Massimo Volume diventano “sceneggiatura e dialoghi” per le tavole di Gianluca Costantini (disegnatore e blogger ravennate). Si parla di una comunanza di intenti tra gli autori che viaggia su un binario dell’immaginazione fatto di suggestioni, di intuizioni impalpabili, di scenari onirici e dai contorni volutamente indefiniti, ma soprattutto di colori. Da un lato, le parole di Emidio Clementi – forse tra le cose migliori mai scritte dal front man della band bolognese – guadagnano, separate dalla musica e calate nei disegni, la giusta dimensione poetica e letteraria, rivelando in questo contesto ancor più forza evocativa; dall’altro, i disegni di Costantini rinunciano a soggettivare troppo la materia, a legarla strettamente all’interpretazione dell’autore, lasciando invece a chi guarda il compito di unire i puntini e di cogliere i significati. Lo scorrere delle pagine è un flusso inarrestabile, una nebbia fatta di rosso, ocra, azzurro, verde, bianco che ha a che fare con l’Es freudiano, più che con la razionalità e il controllo di un Super Io da comic book classico. Un’immergersi nel liquido amniotico dei ricordi e del valore intrinseco dei segni grafici che va oltre il “leggere” comunemente inteso.

Chi si aspetta un racconto con tutti i crismi, quindi, rimarrà deluso. Quel che accade in Cattive Abitudini è esattamente quello che succede quando si ascolta un brano dei Massimo Volume: versi e musica (in questo caso, disegni) rendono poetico e profondo l’ordinario della nostra vita, pur non facendone parte. Uno scandagliare la propria intima dimensione cinestesica che non vuole solo appagare la naturale voglia di intrattenimento, ma mira a qualcosa di più profondo. Il fascino dell’operazione, probabilmente, sta tutto qui.  

24 ottobre 2013
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