• dic
    01
    1960

Giant Steps

Prestige

Add to Flipboard Magazine.

Aveva 32 anni Eric Dolphy in quel 1960 che lo vide letteralmente esplodere. Un’esplosione di quelle che lasciano il segno, come un asteoride piombato nel punto nevralgico del pianeta jazz. Uscito dai fifties e dal quintetto di Chico Hamilton, eccolo incrociare il cammino del travolgente Charles Mingus, assieme al quale – tra le altre cose – inciderà l’incredibile Mingus At Antibes, semplicemente uno dei più fenomenali live album che si ricordino. Nello stesso anno, oltre ad altre performance come side man e ben sei album a proprio nome, gli accade d’incontrare Ornette Coleman intento a progettare uno snodo fondamentale che avrà per titolo Free Jazz, il che è tutto dire. Dolphy vi partecipa e saprà distinguersi nella bolgia formidabile. Le sessioni avvengono il 21 dicembre. Incredibile a dirsi ma in quello stesso giorno, solo poche ore più tardi, un’altra seduta d’incisione attende, nello studio di Rudy Van Gelder ad Englewood Cliffs, New Jersey. E’ la sera che vede nascere Far Cry, album che suggella al meglio l’anno della consacrazione dolphiana.

Il quintetto allestito, a leggerne i nomi oggi, è da paura: il nome meno celebre è quello Jaki Byard, pianista destinato a lasciare il segno nei successivi capolavori di Mingus, quanto alla sezione ritmica, è curata da due calibri come Ron Carter e Roy Haynes. Ma il vero pezzo da novanta, impossibile da relegare al ruolo di comprimario, è il fenomenale trombettista Booker Little, i cui imprendibili virtuosisimi valgono da soli il prezzo del biglietto, rappresentando allo stesso tempo una straordinaria pietra di paragone per lo stile del leader. I cui assolo (di sax alto, di clarinetto basso, di flauto) frullano angolosi e lirici, lievi e risoluti, sono guizzi d’uccello e traiettorie algebriche, sono uno stupefacente conflitto controllato tra razionalità e istinto. Non a caso la scaletta si apre con due brani – composti da Byard – dedicati al grande Charlie Parker, l’uomo chiamato Bird forse perché insaziabile amante di pollo arrosto, più probabilmente per lo stile “ornitologico” della sua mostruosa calligrafia. Little si esalta, sembra voler incendiare la tromba in memoria di Parker, ma Dolphy ribatte con una padronanza sbalorditiva, soprattutto nel condire d’imprevedibilità free la fibra dell’improvvisazione.

Questo mix di puntualità, potenza, frenesia, ebbrezza e ingegnosità percorre la rilettura di standard come It’s Magic e di originali come la title track, nuova elettrizzante versione della già nota Out There. Il programma originale si chiude con Dolphy al sax solitario nella Tenderly firmata Gross & Lawrence, melodicamente stravolta per ricavarne una morbidezza assieme soave e scostante, autentico capolavoro di “ri-composizione istantanea” che non lascia indifferenti oggi come allora.

Cosa dire quindi di Far Cry se non che somiglia al respiro più profondo prima del tuffo, un farsi carico di tutto ciò che sei stato con la consapevolezza già incontenibile di ciò che dovrai essere. Verranno album indimenticabili sia come leader che come side man extra lusso, tra cui due autentiche pietre miliari come Africa/Brass e Olé di John Coltrane. Quindi, nel 1964, sfornerà l’epocale Out To Lunch, autentico vangelo di avanguardia jazz, proprio come i testi bibilici infinitamente dibattuto e adorato. La traiettoria per un’avventura imprevedibile a quel punto era saldamente impostata. Quattro mesi più tardi Eric s’involerà tragicamente verso il punto di non ritorno. Silenzio.

1 giugno 2010
Leggi tutto
Precedente
Year Of No Light – Ausserwelt Year Of No Light – Ausserwelt
Successivo
The Drums – The Drums The Drums – The Drums

album

artista

Altre notizie suggerite