• Gen
    27
    2017

Album

La Tempesta Dischi

Add to Flipboard Magazine.

Erin K è un’estimatrice convinta dell’Italia. Lo ha sempre sottolineato ogni volta che ne ha avuto la possibilità, riuscendo nel frattempo a creare un feeling tanto speciale con essa da affidare questo suo esordio ad alcuni nomi noti del panorama nostrano: Andrea Appino degli Zen Circus alla produzione e Enrico Gabrielli, Roy Paci e Simone Padovani (già batterista per Bobo Rondelli) come musicisti aggiunti. Un ensemble atipico per una formula sonora poco convenzionale, da porsi a metà strada tra lo slackerismo in salsa Frankie Cosmos/Big Thief e una svagatezza da stornellatrice, delicata ed inafferrabile, in chiave Bea Sanjust (sempre sull’asse Italia-Inghilterra).

Little Torch conferma la natura anti-folk – avvolta da plasticoso pop – di cui Erin K ha sempre cercato di farsi portavoce: brani che sono piccole finestre aperte su un fervido immaginario ma anche storie, racconti, aneddoti che sanno essere intimi ed allo stesso tempo universali. Una forma-canzone leggera e serissima. La novità è puramente tecnica: dal minimalismo voce-cajon degli esordi di cui ancora si avvertono echi (Assholio), ora la materia inizia a farsi consistente grazie all’introduzione di archi e fiati – piegati da Gabrielli & Co. a misticismo pop (No Control) – e ad una buona produzione artistica in grado di cucire una veste su misura all’indisciplinata metrica di Erin.

Episodicità in downtempo (Couldn’t) ed un fugace ritorno alle origini (Coins, tra i primi singoli del 2011), rappresentano la chiosa finale di un esordio del tutto godibile. Erin K is calling e l’Italia ora può finalmente rispondere ed apprezzarla in pieno.

16 Febbraio 2017
Leggi tutto
Precedente
Nicolas Michaux – A la vie, à la mort Nicolas Michaux – A la vie, à la mort
Successivo
Julie’s Haircut – Invocation And Ritual Dance Of My Demon Twin Julie’s Haircut – Invocation And Ritual Dance Of My Demon Twin

album

artista

recensione

artista

artista

artista

artista

Altre notizie suggerite