• Mar
    29
    2019

Album

800A, Kartel

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Da quel Rooms che apprezzammo e non poco nel 2011 – se non lo avete mai ascoltato, andate a recuperarlo – Fabrizio Cammarata ne ha fatta di strada, sempre sulle ali di un cantautorato col pallino dell’internazionalità e un’anima fondamentalmente folk. Il bel disco in condivisione con Paolo Fuschi (Skint & Golden) del 2014 ha ribadito l’ottima scrittura del palermitano spostandola su lidi leggermente più soul-rock, il pregevole Un mondo raro (2017) in comproprietà con Dimartino ne ha saggiato il cantato in italiano con un progetto ispirato a Chavela Vargas, mentre l’ultimo album da studio Of Shadows ha contribuito a lasciare nella poetica cammaratiana un’impronta più europea, grazie anche al Dani Castelar (Paolo Nutini, Editors, REM) chiamato a produrre.

Lo stesso Castelar si occupa anche della produzione artistica di Lights, spostando le aspirazioni verso un’istituzionalizzazione ancora più marcata nell’estetica pop internazionale: il suono della batteria, i falsetti e la progressione armonica di un brano come Run Run Run, per esempio, ammiccano a certe movenze Bon Iver prima maniera, con la segreta voglia di sconfinare verso un guilty pleasure chiamato Mumford & Sons. Il copione si ripete più di una volta, tra una KV che se l’avesse scritta Brian Adams non avremmo avuto nulla da ridire, o magari una Eileen che pare una ballad pronta a decollare a comando, con quel suo girarci attorno fino al “lancio” del ritornello. Tutto questo affiancato a momenti pregevoli e meno pop, come la bambagia psichedelica di All Is Brighter, la pulsazione arpeggiata e onirica di Under Your Face, una Rosary che ci pare il punto di contatto più evidente con il Cammarata delle origini o magari una Blue con un bel piglio soul.

Sia chiaro, il musicista palermitano rimane una delle nostre punte di diamante, se si parla di pop-folk cantato in inglese, credibile e con lo sguardo rivolto all’estero, e Lights è un disco ben calibrato e con tutti i suoni al posto giusto. Metteteci poi una voce splendida che, per citare una famosa boutade di qualche giudice xfactoriano, “non ha bisogno di essere equalizzata”. Ci pare tuttavia che per la prima volta nella discografia di Cammarata il gusto estetico invada il campo dell’urgenza espressiva, rendendo il tutto un pochino più prevedibile, seppur d’una eleganza innegabile.

14 Aprile 2019
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