• Nov
    17
    2017

Album

800A

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Fabrizio Cammarata è una delle voci italiane più apprezzate all’estero, per la sua capacità di unire a un folk intimo e delicato, una scrittura viscerale e poetica. Nel 2017, assieme ad Antonio Di Martino, ha pubblicato Un mondo raro, un disco dedicato alla cantante Chavela Vargas, che ha ottenuto consensi unanimi, tanto da entrare nella cinquina finale delle Targhe Tenco nella sezione interprete. Nello stesso anno è poi uscito Of Shadows, il suo terzo album, sotto l’attenta produzione dello spagnolo Dani Castelar (produttore in passato di Paolo Nutini), senza dubbio la prova della maturità artistica raggiunta. Ad accompagnare il cantautore palermitano in questo viaggio tra luci ed ombre, ci sono Donato Di Trapani ai synth e al pianoforte, l’inglese Adam Dawson alla batteria, Carmelo Drago al basso, i fidati amici Angelo Di Mino e Martin Perna rispettivamente al violoncello e ai fiati.

Alle origini del disco ci sono gli innumerevoli viaggi di Fabrizio in giro per il mondo, occasioni per riflettere in solitudine sulle proprie dolorose delusioni in ambito sentimentale. «In Messico un guaritore mi ha detto che la felicità si ricerca scavando nelle proprie ombre, e io non mi sono risparmiato in questo». Of Shadows è un album che parla dei propri punti oscuri, da decifrare e con cui riconciliarsi. Una sorta di diario personale in cui si contrappongono occasionali momenti felici e picchiate malinconiche, a formare un insieme di atti liberatori che fa emergere l’animo sensibile del cantautore siciliano. Il disco infatti è una raccolta di undici canzoni d’amore, intime, profonde, legate a doppio filo a chitarre acustiche e a intermezzi di synth e pianoforte. Le sonorità sono il frutto dell’animo cosmopolita di Fabrizio, negli ultimi cinque anni in viaggio in tutto il mondo e in contatto con musicisti straordinari come Patti Smith, Ben Harper, Hindi Zahra Devendra Banhart, My Brightest Diamond, Iron & Wine. Definirlo un disco folk sarebbe semplicemente riduttivo. C’è la chitarra negli episodi acustici Long Nights e In The Cold, ma anche un’anima rock in Come And Leave A Rose, contributi elettronici in Say Goodbye, il desert-rock di Lorca’s Roses, che in Naked For You sfuma verso fantasie berbere con un cantato quasi reggae.

C’è questo e tanto altro in un disco che potrebbe, per sound e contenuti, essere paragonato al boniveriano For Emma, Forever Ago. Si tratta di un folk con un respiro internazionale, aperto alle contaminazioni, che trae ispirazione da Damien Rice o magari da Benjamin Clementine. La parte dei testi invece risente della tensione emotiva, dell’urgenza di dare un nome ai propri turbamenti, ed è impossibile non scorgere delle assonanze con la scrittura in versi di Matt Berninger dei The National. Quello che rimane, dell’ultima fatica dell’ex membro dei The Second Grace, è il ricordo di un disco intenso e bellissimo, con la sua voce calda ed emozionante a sorreggere sonorità folk rivestite di ritmi contemporanei. Of Shadows sa di autoterapia: Fabrizio per sua stessa definizione è una sorta di “sciamano” che si mette a nudo, e trova la forza per affrontare le ombre di un tempo riversandole in 11 tracce che si susseguono una dopo l’altra come un flusso di coscienza. Mi Vida è la degna chiusura , un lampo di luce dopo una notte buia e interminabile che suggella una riconciliazione con le malinconie del passato: «Hear me darling, I know you can / ooh, ooh, see me / for all of these memories / there’s no holding back / all of my friends, they say that / love has come once and perhaps / it will again…»

18 Febbraio 2018
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