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6.6

Federico Squassabia (Fender Rhodes, effetti) e Gaspare De Vito (alto sax, flauto) si incontrano nel progetto Deep, sorta di creatura stazionaria in un limbo tra «rumore, respiro, voce, elettricità e melodia», e votata a un dialogo tra forma e suono dai confini labili e multiformi. Jazz (il suono del sassofono), ma anche avanguardia, soundscape e molto altro, il tutto racchiuso in un impasto sonoro che vive di umori variabili: spazi ampi e ritmi lenti, sussurri (L’aria), avant-contemporanea legata ai suoni percussivi (The Scent of Rain), armonie laterali strizzate da un noise sui generis (Too Easy To Love), cornici sonore minimali rifratte da effetti elettronici (Big Wave) e improvvisazione più ortodossa ai fiati (Estonian Room).

Disco sospeso tra vari mondi, dunque, che guadagna punti soprattutto quanto i toni si fanno più concentrati (l’ambient-jazz di Deep, la colemaniana Lonely Woman), pur mantenendo un buon rigore ideologico e metodologico per tutta la durata della scaletta. Questione di spazi e di delicati equilibri, di interpretazione di chi ascolta e di immaginazione di chi suona, ogni volta correlate in maniera diversa.

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