• giu
    08
    2014

Album

Pulver Und Asche

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Con La via della salute gli svizzeri Fedora Saura arrivano al secondo disco – il primo è Muscoli in musica/Scelta degli uguali del 2011 – incagliandosi in un post punk spigoloso e mitteleuropeo in bilico tra “anti-capitalismo e anti-cristianesimo”. In realtà il messaggio è meno immediato di quel che potrebbe sembrare: lontani gli slogan taglienti e intellettuali di un Ferretti giovanile abbozzato in certi passaggi dell’album (Soma Pneumatico), rimane solo l’intellettuale solipsista Marko Miladinovic, impegnato a declamare un teatro di parole riflesse su se stesse (o riflessioni che dir si voglia…). C’è una sorta di concezione free sia nel sillabare i testi fiume, sia in una musica che parla dei PILPeso/Mondo (della civiltà civetta) – con vaghi accenti deraglianti sfibrati da uno schematismo nelle geometrie, essenziale, ripetitivo, quasi mantrico (chitarra, basso, percussioni e qualche piano, la strumentazione di base, con Zeno Maspoli, Giovanni Cantani, Marco Guglielmetti e Claudio Büchler a completare la formazione e il duo Giubbonsky / Sandra Ranisavljević – sax e voce – ad ampliarla).

Gli obiettivi sono ambiziosi e sfociano in una musica a metà strada tra “popolo” e avanguardia, che perde in termini di potenza di messaggio quello che guadagna in intelligenza musicale. Filosofia e riferimenti letterari si mescolano a una critica del reale che pare più deduttiva, che induttiva, ovvero non abbastanza “a pelle” per attivare un feedback empatico immediato in chi ascolta, ma sufficientemente ricercata da meritarsi un livello di attenzione molto alto. Le cose migliori si ascoltano nel reggae ossessivo de La Natura (l’uomo per primo), in Soma Pneumatico, nella no-wave del singolo Tenete buoni quei cani (col folle video allegato al brano) e nei 17 minuti della visionaria Ex Europa Samba I II III (Est Eruoba Sampa Xigareta). Manca forse ancora un po’ di senso pratico e di concisione alla band, ma le premesse sono ottime.

12 luglio 2014
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