• set
    30
    2016

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Pias

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Karolien Van Ransbeeck è un’artista belga che per portare in giro le sue canzoni si è fatta accompagnare da altri musicisti, dando così vita ai Few Bits. Stessa cosa accaduta a Jack Tatum e al suo progetto Wild Nothing, ed è proprio il ragazzo statunitense a rappresentare la prima influenza in quel groviglio dream-pop che è Big Sparks. Chitarre a metà tra Beach Fossils e Pains of Being Pure At Heart (Summer Sun), atmosfere che si alternano tra momenti più sostenuti in stile Smiths (It Will Set You Free) e Ducktails (Big Sparks) e altri più riflessivi in cui gli M83 dimenticano i synth per imbracciare le chitarre dei DIIV (Chasing Rainbows) con la sfacciataggine delle Dum Dum Girls (Anyone Else), fanno da sfondo ad un album di belle canzoni e ricco di sfumature interessanti. La giusta miscela tra malinconia ed energia rende i richiami evidenti di Big Sparks uno specchio su cui si riflettono al meglio le sensazioni di Van Ransbeeck, sia quando attraversano momenti di sana paranoia («I feel good when I’m by myself,
I don’t think I need anyone else!»), sia quando allentano il freno e parlano con un piglio più scanzonato («Ready to go out and have fun, tonight I’m gonna be who I want»).

Il secondo disco targato Few Bits funziona anche nei momenti in cui diventa spigoloso, con riferimenti all’art-pop di artisti come Cate Le Bon (Souvenir) o a dei Talking Heads più riflessivi (Days), e mette in mostra le qualità della band. I Nostri incrociano a loro piacimento traiettorie dreamy con un pop sopraffino e alternando momenti meditativi in chiaroscuri malinconici a sferzate energiche che si riversano in un post-punk mitigato da sfumature Real Estate.

1 Ottobre 2016
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