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    22
    2013

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Mom And Pop

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Personalmente non ho mai né sopportato né supportato gli allarmismi sulla – presunta – morte del rock, quasi sempre lanciati da addetti ai lavori probabilmente fermi a tre decenni fa. Questo indipendentemente da quanto fatto registrare da un 2012 che dovrebbe aver zittito anche i più retrogradi: tra Japandroids, Cloud NothingsThe MenTy SegallMetz e Tame Impala – solo per fare qualche nome – lamentarsi sarebbe davvero fuori luogo.

Il 2013 si apre con l’album di debutto di uno dei nomi nuovi più chiacchierati degli ultimi mesi, i FIDLAR acronimo di Fuck It Dog, Life’s A Risk. Già autori degli EPDIYDUI (2011) e Don’t Try (2012), i losangelini FIDLAR sono quattro ragazzi (tra cui i fratelli Kuehn, figli di Greg degli storici T.S.O.L.) guidati dal Zac Carper, attitudinalmente legati a contesti skater, cresciuti a pane e pop-punk e concettualmente profondamente YOLO (you-only-live-once).

FIDLAR esce per la Mom and Pop (in UK via Wichita Recordings) e lungo la sua durata non smuove di una virgola le coordinate slacker che hanno caratterizzato i precedenti EP, tanto che basterebbero i soli titoli delle canzoni (Cheap BeerWhoreMax Can’t SurfCocaine…) per riassumere gli intenti, musicali e non, dell’intero lavoro.

Con una mano impegnata a sorreggere la birra e l’altra alzata al cielo con middle-finger incorporato, i californiani lanciano slogan (“I.DRINK.CHEAP.BEER.SO.WHAT.FUCK.YOU” da Cheap Beer o “I stay at home drinking. You’re such a whore” da Whore) in un sodalizio tra riff serrati (White on White) e marciume lo-fi punk. Melodie scanzonate (l’anthemica No Waves entra immediatamente in testa) di chi ha lasciato il cervello a casa per dirigersi al primo festino post-high school che gli capita a tiro.

L’esaltazione dei kidz è ovvia, ma di uscite di questo tipo ne abbiamo viste tante e poche riescono a sopravvivere all’anno di appartenenza: Wavves – tra l’altro appena entrati in Mom and Pop – sono diventati presto bersagli facili, i Paws non sono mai esplosi ed altre band continuano a raccogliere consensi più per i live da sbronza che per il contenuto dei loro dischi.

Poco male, nessuno chiede risvolti aulici ad un gruppo essenzialmente punk rock: i FIDLAR ridendo e scherzando infilano uno dietro l’altro una serie di inni da pogo in grado di sintetizzare come pochi altri la wasted-youth-power degli anni dieci. Chi scrive però ha attese maggiori per gli inglesi Splashh.

8 Gennaio 2013
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