Recensioni

6.5

Di stanza a Melbourne, con un EP all’attivo che nel 2013 gli è valso la nomination come “Best Alternative Band” ai MusicOz Awards, i Fire To The Stars sono un quartetto che si è messo in luce per l’abilità nel costruire con eleganza e leggerezza architetture armoniche distillate su tappeti sonori ora austeri e minimali, ora rumorosi o complessi, diluiti in suite più o meno lunghe e dilatate unitamente ad una voce angelica, morbida e straniante.

La prima prova su un lavoro dalla durata più lunga risulta però altalenante: se da un lato infatti Made Of Fire concede tempo e risalto alla ricercatezza delle soluzioni della band evidenziandone le qualità nella mistura di suoni e nella costruzione di groove fumosi, dall’altra finisce spesso per ripetersi chiudendosi su sé stesso, piuttosto che restare affacciato verso prospettive inattese, come la materia musicale a nostro avviso richiederebbe.

Tra episodi soft-pop (la title track su tutte, in cui il cantato sembra fare eco alla voce di Lana Del Rey), chitarre noise che si dividono tra stranianti arpeggi e tratteggi più duri (Keep You Safe), landscape cinematici, archi, note di piano e voci che prontamente si rincorrono per sottolineare un incedere evocativo (Sunday), sognante (Triple King) e al tempo stesso amaro (Rote Learning), la ricetta finisce alla lunga per risultare un po’ acerba e senza troppe sorprese. Non mancano i momenti più squisitamente acustici (Stay Down) e brani più tipicamente pop-rock (l’ottima Starting With Me), ma la sensazione finale è che questo lavoro, pur confermando una band in grado di divincolarsi con sapienza tra atmosfere malinconiche ed assenti senza mai abbandonare il contatto con la realtà e un senso sempre straniante della melodia, mostri un sound ancora da affinare e rifinire meglio per riuscire ad ottimizzare atmosfere e direzioni musicali.

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