• Ott
    01
    2009

Album

Warner Music Group

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Zaireeka (con polarità invertita) + (strascichi di) Christmas On Mars + (i quasi cinquantanni di) Wayne Coyne. Una possibile equazione per spiegare questo attesissimo Embryonic.

Zaireeka era il "disco Ikea" da ricostruirsi come possibile ognuno a casa propria, un gioco all’alea aperta pensato per l’ascoltatore. Mentre qui sono i Lips a divertirsi, più del solito, jammando chiusi in studio, scambiandosi gli strumenti, abbondando in effettistica. Del film, manifesto filosofico dei nostri in chiave enigma b-scifi, restano le suggestioni in tutti i sensi nebulose (e gli abusatissimi dream chimes della OST), calate in un contesto più tradizionalmente psichedelico, come piace ai nostri: tra canzoni pop-rock-psych (quelle dell’EP che anticipava e giusto un paio d’altre) e brandelli ora garagistici (più un paio di puntate nell’hard) ora dilatatissimi a creare una sorta di spacey-lounge al rallentatore. Molto autoriciclo anche, sia filo (dal loro passato) che onto-genetico (il disco si autocita). Come suona la cosa? Come dei Red Krayola passati prima nella candeggina e poi nel latte?

Wayne Coyne è un believer, si capisce dai testi (misticismo naturalisco, estasi e dolore risolti in due frasi e anche meno) e dalle dichiarazioni nel presentare il concept (Il portiere di notte della Cavani, autosuggestioni astrologiche) del disco. Che è sicuramente divertito (vedi Coyne che ride nella – pare – improvvisata I Can Be A Frog, con Karen O degli Yeah Yeah Yeahs al telefono), ma alla lunga stancante, perché stiracchiato, autoindulgente, come un passatempo da ricconi. I pezzi buoni e i momenti carini ci sono perché sono i Flaming Lips, ma manca la scrittura, e questo va bene viste le premesse, ma manca pure la visionarietà che ci si aspetta da un progetto del genere: se questa è la loro idea di jam psych-impro, la delusione monta ancora di più.

Settanta minuti spalmati a tutti i costi su due compact, insomma giusto per il gusto del doppio. Edizione limitata con copertina pelosa e litografia autografata. Accolto finora esageratamente bene dai critici USA, che però hanno anche cannato tirando fuori parole come "prog".

30 Settembre 2009
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