• Ago
    01
    2009

Album

Warp Records

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Terzo di tre mini, i primi due antipasto al capolavoro personale Los Angeles, questo a chiudere, contiene cinque remix fatti da altri e due inediti. Materiali abbastanza interessanti, niente per cui impazzire, per un’uscita dichiaratamente minore, tirata 2000 copie.

Endless White e Spin Cycles sono esercizi ambient, nebbie lattiginose entrambe con la sensazione di chi si sveglia confuso e rallentato dopo un sonno al mal di testa. Denso e con suggestioni bucoliche il primo, nebuloso e con sporcature glitch il secondo. Molto intermezzo. I remix sono condotti con l’intelligenza di chi considera la traccia originale allo stesso modo di come il jazzman considera lo standard: un punto di partenza per dire la propria. Vere e proprie ri-produzioni allora.

Infinitum, by Dimlite (Dimitri Grimm), il pezzo di maggiore impatto, allunga e imbastisce un traballante scheletro ritmico sull’amniotico trip-hop dell’originale, suonando come un robot (femmina) di legno che arranca e cigola. Comet, by Matthew David (che già aveva messo lo zampino in Los Angeles), accorcia, elimina le percussioni, lascia basso e synth, ma come leggermente centrifugati. Parisian Goldfish, by Take (Thomas Wilson), astrae e accentua l’appeal da club, glitchando a (fuori)tempo che è un piacere, per slow-ballerini elegantemente spastici. Ottimi. Poi. Testament, by Breakage (James Boyle), vocoderizza il miagolio Billie Holiday-ano di Gonjasufi e marzializza-ottantizza la base, in origine molto Tricky/Nearly God. Auntie’s Harp, by Rebekah Raff, allunga, rallenta, dronizza, esotizza un pizzico.

Buono, ma Flying Lotus è oggi, fuori da facili sensazionalismi, uno dei produttori, e quindi aspettiamo il suo 2010.

3 Settembre 2009
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