Recensioni

7.4

Il post sul sito ufficiale il 22 luglio 2013 con i dettagli dell’album (sito peraltro non aggiornato da allora a oggi, se non nella sezione live); la scritta in calce TEXT025, la label di proprietà dello stesso Kieran dal 2001 ai tempi della post-rock band Fridge; i due streaming dati in pasto sul canonico Soundcloud personaleKool FM del 30 luglio e Parallel Jalebi il 16 settembre; la data di uscita, nascosta fino all’ultimo quando, il giorno precedente, su Boomkat appare il giorno della release (3 ottobre); il full streaming che appare sempre sul popolare portale e ci rimane per un giorno intero svelando a tutti, senza esclusive o clamori il nuovo capitolo del Four Tet sound: un notturno, un viaggio nelle zone sensibili di presenti e passati, a testa bassa, in massima intimità, vivace pacatezza, concentrazione.

Di primo acchito, più che la compattezza di There Is Love In You, la tracklist ci ricorda i broadcast di Rinse.Fm, l’ex emittente pirata che, da metà Novanta in poi, ha imposto una cultura elettronica e, non ultimo, un stile di mixing ruspante e ossessionato – e non è certo un caso che l’indiano londinese (che in India, almeno fino al 2010, non c’era ancora stato fisicamente) si sia trovato in consolle propro da quelle parti (il 6 ottobre) in un set di circa otto ore. Quella notte ha viaggiato il globo intero, ha messo di tutto, tante spezie e latitudini, ritmi tribali vs looping, caldo afoso vs asciutti sintetizzatori, Oneohtrix Point Never persino, ed è sbucato anche un inedito d’archivio composto con la leggenda, ehm, l’amico Burial / William Bevan, producer con il quale il Nostro ha condiviso la Elliott School, la passione per la 2 step, ma soprattutto una visione estremamente personale dei continuum elettronici della madrepatria.

Laconico Kieran che l’estate scorsa postava sui social una cosa del tipo “Stop this Burial Thing” facendoci capire che ‘sta storia dell’”I am” ha rotto e quel che importa è l’immersione nella musica, un terreno dove i due hanno molte in cose in comune anche oggi, a partire da un’indagine melodica di lungo corso. Nell’iniziale Gong sembra di sentire Untrue a Katmandu, e anche quando, in Parallel Jalebi, le parti vocali si stagliano su un armonizzatore secco e sardoniche cadenze HH, le rette dei due londoner procedono parallele. Altrove, questo soul spalmato ed affettato, porta invece dalle parti dell’ultimo Zomby e nella cascata di bit solitari di Our Navigation più che di citazione possiamo parlare di dedica. Senza che tu te ne accorga, Four Tet tocca tante corde: non molla i riguardi né per un drumming percosso (Aerial), né per un’ambient innamorata di minimalismo (Crush), viaggi Warp, sapori new age ibizenchi (Ba Teaches Yoga), come del resto la parte più affine ai Club – più clubbista che mai – trova nuovi sbocchi nelle incursioni jungle di Kool Fm, siglando un secondo segnale d’interesse overground per queste ritmiche (occhio anche a Om Unit).

La prima spia in questo senso l’avevamo ascoltata nell’ultimo Machinedrum, ed è senz’altro interessante comparare quest’album al Vapor City di Travis Stewart, entrambi lavori molto ricettivi sul presente, eppure capovolti negli intenti. Rispetto al newyorchese, in casa Kieran non vince mai la strategia, il making del prodotto now on, ma il cuore, il gioco di sintesi rielaborato secondo urgenze e traiettorie personali. Stimoli che lo portano a suonare a testa bassa pensando a musiche lontane dai riflettori anche quando il gioco tra i tagli vocali e il quattro quarti sembra facile, quasi anthemico (Bucla). E’ questo che fa di Beautiful Rewind un tuffo nella memoria soltanto nella mente del suo autore, dove, certo, si possono indovinare i quando e i perché temporali (l’house, la 2 step, l’ambient, il minimalismo di Terry Riley…), ma nel quale domina un costante scarto rispetto alla citazione e al facile rimando ipertestuale. Non ultime, piccole gemme: una miniatura chiamata Unicorn, la minimal inebriante respirata in Ringer che ora è nitido origami sonoro o il finale Your Body Feels, un ricongiungimento con l’idm e una ripresa delle partiture asciutte di Kool Fm. Una conclusione enigmatica, sfuggente, aperta. Non puoi far altro che rimettere il disco da capo, riascoltarlo e scoprire nuovi dettagli, anche se poi c’è di meglio: il piacere di non aver mai nelle orecchie qualcosa che si concede completamente. E’ il mistero a rendere questo lavoro terribilmente affascinante, proprio come il With Love di Zomby. 

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