Recensioni

6.5

Nel 2020 Four Tet non è mai stato fermo. Non bastasse l’uscita lo scorso marzo di Sixteen Oceans, il suo decimo album, e a giugno di un nuovo EP con l’assurdo moniker ⣎⡇ꉺლ༽இ•̛)ྀ◞ ༎ຶ ༽ৣৢ؞ৢ؞ؖ ꉺლ , oltre alla firma con Burial e Thom Yorke del singolo Her Revolution / His Rope (e all’annuncio dell’album come producer di Madlib), il producer britannico ha sorpreso i fan a ridosso del Natale con la pubblicazione di due lavori, Parallel e 871.

Parallel – dove il titolo dell’album si ripete per ognuna delle dieci tracce – è, sulla scia del precedente lavoro, un ulteriore compendio della consolidata cifra stilistica del Nostro tra momenti d’astrazione escapista e sprazzi di dance meditativa. La cassa, docile e trattenuta, emerge negli episodi numerati del lotto 2 e 8 nella forma di una post-garage orientaleggiante e di una house dalle tinte e dagli stab dub a cui Kieran Hebden ci ha ormai abituati da tempo. Parallel 4 vira verso un 2step rallentato e speziato, tra UK e oriente, con tanto di vocal angelici e bassi cavernosi. Nulla di nuovo ma è pur sempre materia maneggiata con cura e maestria, così come non sorprendono, eppure ammaliano, le parti meno legate alla narrativa da dancefloor. Parallel 1 prende il volo verso atmosfere kosmiche tra Luke Abbott e Tangerine Dream, spasmi di synth e finale tutto bordoni esoterici, Parallel 6 è un affascinante percorso puntellato da percussioni su tappeti di idiofoni, mentre Parallel 7 regala una suite di completa astrazione con pad eterei e suggestive note sintetiche che sovrastano un timido pattern ritmico.

Quando ormai sembra d’ascoltare un album fin troppo risaputo, ecco che sul finale arrivano le sorprese: Parallel 9 è una suggestiva pittura sonora dalle parti di Laraaji o dello Space Is Only Noise di Nicolas Jaar: i versi di uccelli e lo scroscio della pioggia si stagliano sullo sfondo di un’affascinante melodia al pianoforte che guadagna, nel finale, un equilibrato crescendo ritmico. Ancora il piano protagonista nell’ultimo episodio, un proverbiale massaggio sonoro. Insomma, tra conferme e sorprese, Parallel merita almeno un ascolto (6.5).

Stimola curiosità anche 871, la raccolta di 20 esperimenti, tra noise, improvvisazioni minimali e richiami post-rock, che risalgono al biennio 1995/1997, periodo in cui il musicista aveva formato il trio post-rock di Putney Fridge. In 0000 871 0006 ritroviamo alcuni dei campanellini e dei tocchi new age che faranno parte dei suoi lavori da Pause (2001) in avanti, così come 871 presenta un anticipo delle commistioni tra astrazioni, bassi profondi e tappeti cavernosi della club culture. Si tratta perlopiù di materiale per collezionisti e completisti (6.0). Un modo per dirci da dove proviene e dove alcune di quelle intuizioni lo hanno portato.

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