Film

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Una Roma d’altri tempi, quella dei ‘60 di Pierpaolo Pasolini, rivive nello scorcio del quartiere (il Pigneto dove era ambientato Accattone) scelto come sfondo popolare alla storia narrata in Questione di cuore, e insieme la Roma odierna della post modernità, con tutte le contraddizioni del caso. Tra amicizia, scontro di caratteri e famiglia, nel classico cinema di sentimenti di Francesca Archibugi.

La vicenda del film parte dalle corsie di un pronto soccorso romano, dove i due protagonisti si ritrovano entrambi nell’emergenza di un infarto e poi nella degenza che ne segue in terapia intensiva in ospedale. Si assiste quindi alla nascita di un’amicizia tra due persone che più diverse non si potrebbe immaginare, e non solo per estrazione sociale: Angelo (Kim Rossi Stuart), il carrozziere popolano circondato dalla famiglia, e Alberto (Antonio Albanese), lo sceneggiatore intellettuale del nord reduce da più di una crisi (sentimentale, esistenziale, lavorativa). Un legame il loro che supera le diversità e nella comunanza del dolore via via si costruisce e si cementa, mentre intorno si vivono difficoltà familiari, sociali, economiche.

L’Italia odierna resta sullo sfondo del film, ma c’è tutta, e sempre presente nei richiami, nelle difficoltà di lavoro, nella società anche interrazziale, mentre a latere sono presenti gli altri personaggi, quindi l’infanzia e l’adolescenza (i due figli di Angelo), il mondo femminile popolare e non (le due mogli: l’attrice Carla, interpretata da una misurata Francesca Inaudi, e la madre di famiglia Rossana – quest’ultima, Micaela Ramazzotti, prepotentemente al centro della vicenda), il mondo borghese dei cosiddetti “amici” dello sceneggiatore che è in realtà più solo che mai (un breve cameo a inizio film del cinema che si autocita, con la presenza di Virzì, Luchetti, Sorrentino, Verdone e Stefania Sandrelli). In un altro cameo, è presente anche Paolo Villaggio.

E su tutto, la costruzione di una commedia a cui importa il carattere umano calato nella società del suo tempo, mai banale quindi o stereotipata. Una commedia che ci ricorda Comencini piuttosto che altri nomi e che la regista ha sempre praticato nel suo cinema, sia pur con alti e bassi. La Archibugi qui resta allora equilibrata, costruendo e sceneggiando una storia (liberamente tratta dal romanzo quasi omonimo Una questione di cuore di Umberto Contarello, edito da Fetrinelli) basata essenzialmente sulle interpretazioni dei personaggi, qui resi al meglio delle rispettive sfumature e complessità.

Commedia dove non manca lo humour, che è quasi per intero nelle mani di Antonio Albanese, con parecchi momenti godibili che suscitano più di una risata. Alberto lo sceneggiatore è anche un pregevole indagatore del complesso rapporto tra realtà e scrittura, un altro dei temi del film. Film che alla fine infatti vedrà Alberto riprendere a scrivere, uscendo dal suo stato di crisi, proprio la vicenda della famiglia dell’amico che l’ha conquistato, mostrando ai suoi occhi scorci di realtà più vera delle sue storie e di quelle che ricostruisce di frequente attraverso l’osservazione minuziosa della gente. Un punto di vista, quest’ultimo, molto vicino alla regista, che non a caso gli dà come amici alcuni dei personaggi che hanno popolato il proprio cinema, si veda il cameo di cui si parlava poc’anzi.

In sostanza allora, questo Questione di cuore ci permette di ritrovare l’Archibugi dei suoi tempi migliori, dal debutto Mignon è partita (1988) fino a Il grande cocomero (1993).

26 Aprile 2009
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