Recensioni

Presentato in selezione ufficiale alla quindicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, Ammonite di Francis Lee non è un biopic sulla famosissima paleontologa inglese Mary Anning, Kate Winslet nel film, come ammesso dal regista stesso. Il film racconta la storia d’amore inventata tra la scienziata e la moglie di un suo collega, Charlotte Murchison, interpretata da Saoirse Ronan, ed è ambientato nella prima metà del diciannovesimo secolo sull’isola di Lyme Regis, dove la donna ha realmente vissuto e lavorato. Nonostante le ottime premesse e un cast per forza di cose splendido, Ammonite risulta fallimentare in tutto quello che si propone di fare: raccontare una storia d’amore lesbico in un periodo storico-culturale che mai l’avrebbe permessa, nella forma di un bildungsroman cinematografico – che non si realizza mai – volendo infondere al film un erotismo sottile e vivido e una carnalità che si rivelano di contro freddi e impalpabili.

In Ritratto della giovane in fiamme di Céline Sciamma il momento in cui Heloise e Marianne realizzano i rispettivi sentimenti è connotato stilisticamente e da un punto di vista drammaturgico: durante la pittorica sequenza notturna del canto in riva al mare, le due donne camminano osservandosi, quasi spogliandosi, da lontano, e ad un certo punto Heloise incappa col suo vestito nelle fiamme. Momento simbolico senz’altro, ma in un certo modo presagito fin dall’inizio e non solo per una questione prettamente di trama. Sciamma costruisce e poi cattura il nascere e il maturare del sentimento con uno sguardo che non si fa mai preponderante, ponendosi anzi in secondo piano rispetto a ciò che vuole rappresentare.

Tutto quello che in Ammonite non succede: non c’è un’impalcatura che sorregga le fondamenta della relazione tra Mary e Charlotte né alcun accompagnamento ai momenti di esplosione emotiva e fisica, e una parentesi che dovrebbe risultare cupa e amarissima, cioè quella in cui Charlotte e Mary si separano per volere del marito (ricordiamo ancora una volta il film di Sciamma e la sequenza finale mozzafiato) risulta agli occhi dello spettatore piatta e vuota di significati e implicazioni.

Non si capisce quale sia stato il movente di Francis Lee nel realizzare questo film. Non è una storia d’amore né un racconto di formazione – lo sarebbe potuto essere nella persona della giovane Charlotte – e il sentimento o la vividezza che voleva infondere non la si avverte nemmeno per un attimo. Ammonite incede lento e sembra essere senza direzione alcuna, sia nella narrazione che nella messa a punto dei conflitti e dei bisogni dei singoli personaggi, mai problematizzati o messi in discussione. Inoltre, per il modo in cui sono dirette Winslet e Ronan, attrici senza dubbio bravissime, non sembrano mai arrivare a una parvenza di armonia e naturalezza insieme, così come l’atto del guardare, tanto più che nelle scene di sesso o intimità tra le due, viene filtrato nel film da una prospettiva tentacolare e soverchiante, che non lascia per l’appunto spazio alla flagranza dei corpi e delle soggettività rappresentate.

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