• Giu
    01
    2012

Album

Lucky Number

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Il luogo, se non lo si fosse già capito dalle immagini promozionali, è Brooklyn e loro, i Friends, rappresentano probabilmente meglio di chiunque altro la scena freak-hipster delle vie di Williamsburg.

I Friends sono una band, ma prima di tutto un gruppo di amici – eh beh… – caratterizzato da singole personalità quasi caricaturali: abbiamo Samantha Urbani, la vamp sensuale e carismatica amante di Prince, TLC e Grimes, Lesley Hann, la bassista misteriosa e sbattuta e soprattutto lui, Matthew Molnar, un personaggione come pochi che non avrebbe sfigurato nel ruolo del pizzaiolo italiano in qualche vecchio telefilm.

Su Facebook i Friends si definiscono "weird pop" e non è del tutto sbagliato. Infatti Samantha e compagni abbracciano la pop music in modo piuttosto bizzarro, andando a ripescare alcune cose post-disco della New York di fine anni '70/inizio '80 (ESG, ma anche Blondie).

A mettere le cose subito in chiaro hanno pensato lo scorso anno Friend Crush – una sorta di ponte tra il vecchio moniker, Perpetual Crush, e quello attuale – e I'm His Girl, ottimo singolo dalla bassline sinuosa, beat old-school, coretti armoniosi e miss Urbani a fare un po' la Hollaback Girl della situazione. L'album di debutto Manifest! aveva il compito di affiancare a quanto di buono già pubblicato, materiale che potesse confermare le prime positive impressioni. Potevano scegliere di esasperare il lato pop o di inseguire una I'm His Girl v.2 ed invece hanno preferito buttarsi su brani di assimilazione non immediata e che al primo ascolto possono essere scambiati, erroneamente, per parentesi poco ispirate e inserite solo per far numero.

Ruins è un tuffo nelle sperimentazioni no-wave (dopotutto le coordinate geografico-temporali sono sempre quelle), Proud/Ashamed è puro drums+voice prima dell'arrivo di – rari – innesti elettronici, in Stay Dreaming tentano di unire il solito basso ad atmosfere pseudo dream-pop mentre Van Fan Gö Du ha il sapore della party-song.

In Mind Control, Samantha in versione galore (a quando una collaborazione con Grimes, magari una cover di Mariah Carey?) mette in campo una sfacciataggine discofunk assolutamente contagiosa e in generale, sopra ai shake-ass-bass e alle divagazioni indie-wave (A Light, Sorry) è facile notare una sorta di ovattante pellicola narcotico-psichedelica – dovuta a scelte ben precise anche in fasi di produzione – che rende la proposta contenuta in Manifest! ancora più intrigante.

I ragazzi hanno voglia di divertirsi e di far divertire: scopriremo presto se si tratta di un fenomeno hype temporaneo o del punto di partenza di una rinascita-revival di una scena troppo spesso dimenticata. 

18 Maggio 2012
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