• set
    01
    2009

Album

Bandstocks

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L’impronta vocale di Dave Gahan su Visitors annuncia una referenza che si realizzerà all’ascolto. frYars, ovvero Ben Garrett da Londra, recupera il synth-pop più canonico e lo ricucina senza aggiungerci troppe altre spezie. In pratica, pensate ai nomi anni Ottanta e non solo ricollegabili ai Depeche Mode: ecco, ci sono quasi tutti. Wham! e George Michael? Nel cabaret-pop glitterato di Jerusalem – e nella voce una volta muscolare, un’altra calda, a volte gigiona. Duran Duran? Nel funky accorto di The Ides. Spandau Ballet? Nella new-wave convertita pop di Ananas Trunk Railway. Editors? Nella quadratura compitata con lode di Of March. 


Garret non sembra aver alcuna voglia di deviare, si gonfia il petto e ammicca illuminato. Almeno fino a metà disco. Poi se ne viene fuori con un animo meno romantico e più crepuscolare, quasi elegiaco, che è già nella voce dagli interstizi sepolcrali tipo Rufus Wainwright e si ritrova in parte anche nella scrittura. A last resort sembra Beirut, ma con i synth al posto della fisarmonica. Novelist’s Wife si gioca un Lou Reed incravattato su solide colonne pop di piano e batteria, prima che queste stesse colonne s’incrinino un po’ follemente una sull’altra. E soprattutto Morning – con la voce ora sì direttamente collegata allo stomaco sull’orizzonte aurorale del pezzo – irrora luce bianca di tastiere e piano come se la producesse Brian Eno, svogliatamente ma con classe.


E’ questa dunque la sorpresa? In parte sì. Anche se quella vera è che Garret ha solo diciannove anni, e ne ha messi tre per fare queste dodici tracce (quindi già a sedici anni maneggiava mica male…). Ha imparato perfettamente la lezione e già prova a contraddire i maestri. E’ ora che dimostri del tutto cosa sa fare.

7 Gennaio 2010
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