• Mar
    08
    2019

Album

Stolen Body Records

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Che erano folli, lo sapevamo già. In questo senso, non è cambiato niente: il collettivo Fumaça Preta, operativo dapprima ad Amsterdam e successivamente a Brighton e guidato dal produttore/polistrumentista/sciamano portoghese-venezuelano Alex Figueira, shakera psichedelia, punk, afrobeat, tropicalia e quant’altro come se stesse officiando un piccolo rito voodoo. La sua ragione sociale, d’altronde, è da pronunciarsi “Foomassa Pretta” ed è traducibile pressappoco come “fumo nero”.

L’esordio omonimo in lungo del 2014 ci aveva folgorato, per uno spasso al limite del paradosso: partendo dal garage, si arrivava a ritmiche africane/brasiliane/latine, musica concreta, frammenti di pop e metal, scorie sintetiche e chi più ne ha, più ne metta. Il successivo Impuros Fanàticos, pubblicato sempre da Soundway, diminuiva leggermente sorpresa e ispirazione ma proseguiva a far ribollire ingredienti magici e meticci nel suo pentolone elettrico, tra sperimentazione, mantra ossessivi, capatine nel mondo delle colonne sonore e colori acidi. Roba che avrebbero trangugiato volentieri anche Frank Zappa e gli Os Mutantes, i Goat e i King Gizzard And The Lizard Wizard, i portoghesi PAUS e gli spagnoli The Parrots.

Primo capitolo a uscire per l’etichetta bristolina Stolen Body Records, Pepas non è da meno nel passare dall’amore per il fuzz funk a quello per l’hip hop, sempre applicato a quello che viene autodefinito un tropical psych punk freakout capace di inglobare al suo interno persino musica dembow di origine giamaicana e ulteriori influenze multietniche. Un’altra dimensione è possibile, per Figueira e soci, sia nell’alterata accezione mentale sia in quella dell'(anti)direzione stilistica dei brani, godibilmente zigzaganti tra le melodie struggenti ma al contempo extraterrestri di El Avispero, i cori massicci e le rumorose chitarre argentine di Pepas de Colores, la world music dello spazio di Matraqueao, il thriller sotto psicotropi di Aquì Abajo e i quasi otto minuti dell’irresistibile e autocelebrativa Piña Colada (a dimostrazione che la ghenga funziona sia negli episodi al fulmicotone sia in quelli più dilatati/articolati). Proseguendo con i coriandoli al vetriolo di Baygon, le cupezze ritualistiche di una El Mismo Abismo tra fiati e crooning demoniaco, la breve chiusura del tutto schizofrenica di Arepa de Chicharròn. Buon manicomio.

13 Marzo 2019
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