• mar
    25
    2014

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4AD

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I Future Islands hanno appena raggiunto l’apice della carriera e lo hanno fatto principalmente attraverso due precisi step: firmando il contratto con la storica 4AD e soprattutto sfruttando nel migliore dei modi l’opportunità di suonare al David Letterman Show, ammaliando il pubblico con una delle più memorabili esibizioni mai viste nei trent’anni del talk show americano.

Dall’esordio del 2008 – Wave Like Home – ad oggi la band di Baltimora si è sempre contraddistinta per la rigida impalcatura geometricamente lineare di derivazione new wave costruita attorno a pulsanti basslines, tappeti di synth e ad un preciso drumming. L’unico componente curvilineo è sempre stato l’apporto vocale di Samuel T.Herring, imprevedibile ed istrionico performer dotato di un timbro che spazia – anche all’interno dello stesso brano – da tonalità impregnate di crooner-romanticismo sfacciatamente piacione ad exploit gutturali che farebbero invidia a parecchi colleghi metallari.

Ascoltando Singles, la quarta fatica dei Future Islands, si ha l’impressione che il trio abbia capito le motivazioni per le quali, a dispetto del buon seguito tra gli addetti ai lavori, fino ad oggi non fossero riusciti a compiere il grande passo: di band synth-wave che a testa bassa si nascondono dietro a malinconie b/n ce ne sono fin troppe; sono veramente poche, invece, quelle che sanno divertire (con grande naturalezza, peraltro). Nasce così un disco più colorato e positivo rispetto a In Evening Air e On The Water, con una verve compositiva mai così nitidamente pop.

L’uno-due iniziale formato dal grande manifesto Season (Waiting On You) e dalla new-wavey Spirit mette subito le cose in chiaro, unendo sensibilità uptempo all’estrema teatralità melodica di un Samuel T. Herring formato-meme. Contagioso, fuori dalle righe e assolutamente lontano da qualsiasi stereotipo, Herring continua ad essere il valore aggiunto della proposta dei Future Islands riuscendo, in un paio di occasioni, a galvanizzare brani un po’ insipidi (Sun In The Morning e la nostalgica Back In The Tall Grass).

Tra le dieci tracce di Singles trovano posto anche reminiscenze a cavallo tra David Bowie e Roxy Music anni ’80, rispettivamente Like The Moon e la calda ballata A Song For Our Grandfathers. Lo spettro del duca bianco si ripresenta, nella sua versione elegantemente austera, anche in Fall From Grace, traccia decisamente maestosa.

Alcuni pattern calcati un po’ troppo frequentemente (gli “yu-uuh”di Herring) e una tracklist che non si mantiene con continuità sui livelli di Season (Light House e A Dream of You And Me ci provano, senza riuscirci pienamente) frenano lievemente quello che poteva essere il pop masterpiece dell’anno. Poco male: i Future Islands hanno imboccato una strada che regalerà – sia a loro che a noi – parecchie soddisfazioni e non possiamo che esserne felici.

25 Marzo 2014
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